New Orleans, Stati Uniti, dal 26 al 28 marzo si è tenuta la conferenza annuale della Academy of Business Research, associazione che riunisce un network internazionale di accademici e ricercatori impegnati sulle tematiche di Accounting, Economics, Business e Management. L'Academy of Business Research conference 2014 ha assegnato il Best Paper Award a Guido Massimiliano Mantovani, docente di Finanza Aziendale dell'Università Ca' Foscari di Venezia, premiati anche come Research Fellows Mattia Mestroni ed Elisabetta Basilico, del dipartimento di Management di Ca' Foscari. Il tutto, all'interno del progetto "rating integrato", è stato finanziato dall'Università Ca' Foscari, dalla Fondazione delle BCC-CRA della provincia di Treviso e dalla Camera di Commercio di Treviso.

"What is worth more for the merit of credit?", questo il titolo del lavoro di ricerca che ha focalizzato su un campione di cinquemila aziende manifatturiere. I dati avrebbero evidenziato che, fatto 100 il campione, 47 aziende ricevono più credito della media, mentre, isolando la componente "merito" la percentuale salirebbe a 52. Ma a parte il delta di 5 punti, il dato interessante sarebbe che le 47 in buona parte non coincidono con le 52, perché ad avere fatti e merito in positivo sarebbero 26, e le rimanenti 27 avrebbero fatti e meriti negativi. L'evidenza quindi porta a concludere che una ventina di aziende giungerebbero al credito senza "meritarlo", e da qui sarebbe ipotizzabile che il sistema di rating avrebbe delle falle capaci di assegnare fondi a chi poi potrebbe trasformare l'investimento dell'istituto di credito in una sofferenza.

D'altro canto, ragionando anche in termini di crescita, tutte le aziende che avendo il merito in regola non ricevono finanziamenti, sarebbero tristemente escluse dal meccanismo virtuoso, vale a dire il finanziare chi è in grado di fare fruttare le risorse. Agendo così in senso contrario alle necessità di crescita nel sistema produttivo.

I metodi di assegnazione del rating elaborati dai ricercatori tendono ad evidenziare l'opportunità di virare verso un modello sistemico di valutazione dell'impresa secondo la variabile "merito creditizio" mettendo insieme la redditività degli attivi ai componenti di rischio per restituire un valore attendibile e sintetico per valutare l'impresa.

Il tutto confortato dall'evidenza empirica dei dati trattati che lasciano intravedere la possibilità di adottare criteri, o modelli, più efficienti per decidere l'allocazione di risorse finanziarie alle PMI. Unitamente alla circostanza che le regolamentazioni di Basilea non sembrerebbero voler considerare le relazioni tra rendimenti e rischi aziendali.

Quale sistema uscito dalla diretta osservazione di dati oggettivi, un rating così elaborato si presta ad una valutazione comune e condivisa dei soggetti coinvolti, ovvero finanziati e finanziatori, magari con la possibilità che chi chiede credito possa comprendere i motivi oggettivi di eventuali dinieghi, a da qui proseguire verso un'analisi tesa a cogliere i "negativi" sui quali intervenire per migliorare il sistema impresa ed alzarne il rating.

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