Trentacinque anni, sorridente, jeans, scarpe sportive, smalto sulle mani, capelli semplici, una mela enorme e rossa sulle ginocchia, dietro la schiena un cappello giallo da cantiere, con gli occhiali appoggiati: è la foto di Eva De Marco, di Manzano, che si trova sia nella stampa che nel web. L'onore della cronaca è giunto per la sua "app".

App è il troncamento di application, termine inglese che indica un programma scaricabile ed installabile in un cellulare "intelligente", smart insomma, uno Smartphone. Eva ha studiato ingegneria e nelle sue interviste rivela che la professione non le pare sempre così interessante, al punto da sentirsi una burocrate imprigionata tra carte e scartoffie, imposte da leggi in perenne trasformazione.

In simile contesto il lavoro non è soddisfazione. Questa consapevolezza, unitamente alla sensazione del tempo che passa, l'ha indotta a darsi da fare, fin che era in tempo, appunto. Perché nel lavoro si dovrebbe trovare anche soddisfazione, e si inventa una app. In sostanza l'idea è di mettere insieme territorio e consumatori via smartphone. L'orto in tasca è un'applicazione che agevola il contatto tra aziende agricole e consumatori. Per questo, l'orto raggiungibile attraverso le informazioni reperibili dal cellulare, diventa "l'orto in tasca", perché sta nel telefono.

Avuta l'idea, Eva ha fatto ricorso al web per trovare i fondi necessari. Si, perché nel web è possibile anche chiedere finanziamenti.

Si chiama crowdfunding. "Crowd" significa folla, "funding" finanziare, appunto, trovare denaro nella folla, a livello globale. Per farlo non ha usato una piattaforma italiana, ma una francese, esattamente Ulule. Tra dicembre 2012 e marzo 2013, trova i fondi necessari.

Il risultato è che nello schermo dello smartphone l'applicazione offre una mappa che indica le aziende agricole della zona rispetto al punto in cui ci si trova.

Ci sono dei pallini ed in base al loro colore si sa chi ha lo spaccio aperto o meno. Ogni pallino è una azienda, e agendo sul pallino si apre la scheda dell'azienda corrispondente con tutte le info sui prodotti e prezzi, sui quali può intervenire l'azienda agricola stessa attraverso una piattaforma internet, ed infine, ovviamente i contatti.

È prevista anche una versione in inglese destinata a catturare l'attenzione di eventuali turisti stranieri di passaggio.

Una bella idea. La tecnologia si mette al servizio del territorio, valorizzando il lavoro tradizionale dell'agricoltura, portando in aziende un elemento preziosissimo: la persona che compra. Anche dal punto di vista umano, l'esperienza di acquisto diretto dal produttore, conduce ad un certo livello di qualità del prodotto, che non paga il fio di tempi di stoccaggio e di trasporto. Semplicemente frutta e verdura fresca, che non è poco, anzi, è tutto, se si bada alla qualità. Ed anche un momento di conoscenza. Si immagini la famiglia che porta i bimbi in una azienda ponendoli a contatto con chi produce ciò che mangiano.

O si pensi invece alle fattorie didattiche. Un tempo speso bene in termini di qualità, di spesa e di vita.

E brava Eva, dopo aver studiato ingegneria non ha rinunciato alla soddisfazione sul lavoro e soprattutto, come lei scrive sul sito in cui ha trovato il denaro necessario, "voler creare qualcosa di utile". Perché chi si inventa qualcosa di utile, quasi sicuramente qualcosa ottiene. E soprattutto si potrà anche dire smartphone, ma smart non è mai lo strumento, il "phone", ma sempre chi lo usa, o se lo inventa..

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