Sicilia sul podio degli inattivi

Oggigiorno vengono definite NEET ("Not engaged in education, employment or training") tutte quelle persone che non risultano essere impegnate nè in ambito professionale, nè in un percorso di formazione o di studio. Se risale ad appena tre giorni fa la notizia secondo cui l'Italia presenti il maggior numero di inattivi (1 ragazzo su 4) tra i paesi europei, solo ieri un'indagine statistica di Eurostat ha lasciato emergere come una nostra specifica regione si contenda tale primato a livello dipartimentale.

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La Sicilia, infatti, con oltre il 40% (41,4%) di inattivi tallona la bulgara Severozapaden, prima con il 46,5%, e la Guyana Francese (44,7%). Tale primato appare poi ancora più impietoso se si considera come la prima risulti essere, sempre secondo un’indagine Eurostat, la regione europea in assoluto più povera, mentre la seconda nemmeno appartiene fisicamente al territorio continentale, essendo un dipartimento d’oltremare e facendo fisicamente parte dell’America meridionale.

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Un problema italiano

Quella della mancanza di lavoratori e studenti si rivela però, come abbiamo già sottolineato, una piaga di stampo nazionale e non limitata al solo territorio siciliano. Sebbene l’isola confermi il primato negativo regionale anche per ciò che riguarda la percentuale di laureati (ferma al 13%), pure la media nazionale scricchiola, attestandosi al 18%, ovvero ben al di sotto del 37% degli altri paesi facenti parte dell'area Ocse.

Queste percentuali testimoniano in maniera matematica e diretta la complicata situazione italiana per cui, sebbene si sia verificato un leggero calo della disoccupazione generale (va però sottolineato come negli ultimi mesi siano cresciuti i contratti a termine a discapito del crollo di quelli a tempo indeterminato), la nazione arranchi in confronto agli altri Stati del continente. Non è un caso se, secondo un'indagine realizzata recentemente dall'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, sia emerso come oltre 800mila residenti in Italia siano emigrati verso altri Stati, dal 2008 al 2015, facendo di Francia, Germania e Gran Bretagna le mete più ambite.

D'altronde, siamo al corrente ormai da anni come il fenomeno migratorio sia tornato a crescere dagli inizi del 2000 in avanti, costringendoci ad assistere all'abbandono del territorio nazionale da parte di circa 100mila giovani all'anno. In termini d’esempio, basterebbe immaginare città come Vicenza o Siracusa spazzate via dal suolo italiano da un anno all'altro. Uno scenario tutt’altro che incoraggiante.

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