La vertenza Electrolux è tornata al centro del dibattito presso il tavolo tecnico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il 3 settembre 2026. La riunione, descritta come una “discussione fiume” per la sua lunga durata, è iniziata poco dopo le ore 11 e si è protratta fino alle 20, evidenziando la complessità della trattativa. Durante il confronto, una parte significativa è stata dedicata al futuro del sito di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, le cui problematiche sono state approfondite dal tardo pomeriggio in poi. Questa seduta, la quarta del tavolo tecnico dedicato alla vertenza, ha visto la partecipazione delle parti coinvolte e riprenderà il 4 settembre 2026, con un nuovo appuntamento fissato intorno alle ore 11 nella sede ministeriale.

Al rientro dalla pausa estiva, il confronto ha ripreso i punti salienti della vertenza con la multinazionale svedese. L’azienda ha ribadito le condizioni essenziali per riconsiderare il piano che prevede un numero significativo di esuberi in Italia, superando i 1.700 posti di lavoro a rischio. Di questi, oltre 700 riguardano le funzioni di staff e ben 170 interessano direttamente lo stabilimento di Cerreto d’Esi, per il quale è stata prospettata anche la possibile chiusura. Le condizioni poste da Electrolux si articolano su tre filoni principali: il recupero di competitività sul fronte energetico, l’incremento della produttività del lavoro e una necessaria modifica della tassa CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che attualmente incide sulle importazioni dei soli componenti e non sugli elettrodomestici finiti, creando uno squilibrio competitivo.

Il confronto sui cinque stabilimenti italiani

Dopo un riepilogo generale della complessa vertenza, la riunione ministeriale ha focalizzato l’attenzione sui singoli cinque stabilimenti Electrolux presenti in Italia. A ciascuno dei siti produttivi è stato dedicato uno spazio specifico nel corso della lunga discussione, nel tentativo di analizzare le singole specificità. Nella parte conclusiva dell’incontro, si è accennato anche alla possibilità di un’ipotetica riduzione del numero complessivo degli esuberi. Tuttavia, la notevole durata della seduta non ha permesso di esaminare in modo esaustivo e completo tutti i progetti e le problematiche che interessano i diversi siti del gruppo in Italia, lasciando aperte molte questioni, come suggerito dal sottotitolo della notizia che parla di “trattativa complessa e non sviscerati progetti e problematiche per tutti i siti del Gruppo”.

Il destino del sito di Cerreto d’Esi rimane uno degli elementi più critici e centrali dell’intera trattativa. Per lo stabilimento situato in provincia di Ancona, il piano aziendale attuale include 170 esuberi e la concreta prospettiva di una sua chiusura definitiva. I rappresentanti delle organizzazioni sindacali hanno espresso con fermezza la richiesta di novità sostanziali e concrete. Essi hanno chiaramente collegato la possibilità di raggiungere un accordo definitivo all’assenza totale di esuberi e alla presentazione di una soluzione sostenibile e duratura per il sito cerretese, con l’obiettivo primario di scongiurare la chiusura dello stabilimento e salvaguardare i posti di lavoro.

Il calendario del tavolo ministeriale

Il calendario istituzionale stabilito per la gestione della vertenza prevedeva una serie di incontri tecnici cruciali, fissati per il 3 e il 4 settembre 2026, con l’aggiunta di un ulteriore tavolo di confronto previsto per i primi di ottobre. Il precedente passaggio al Mimit, avvenuto il 21 luglio 2026, aveva già visto la partecipazione dei vertici aziendali di Electrolux, dei rappresentanti delle Regioni interessate e delle organizzazioni sindacali, sottolineando la continuità e l’importanza del dialogo istituzionale in questa delicata fase.