Le assemblee all'ex Ilva di Taranto sono iniziate il 23 settembre 2026 per fare il punto su vertenza, scadenze e l'incontro a Palazzo Chigi. Gli incontri hanno evidenziato la fase di incertezza del sito siderurgico e la richiesta sindacale di misure straordinarie a tutela del futuro occupazionale.

Nelle assemblee, molto partecipate, le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di misure concrete per i lavoratori. La loro posizione è chiara: "Se non arriveranno le risposte dal Governo continuerà la mobilitazione". Le riunioni servono anche da confronto in vista dei passaggi giudiziari legati all'ex Ilva.

Udienze sul fermo dell’area a caldo

L'attenzione della vertenza si concentra su due udienze: il 30 settembre 2026 e il 20 ottobre 2026, relative al fermo dell'area a caldo. La prima si terrà davanti alla Corte d’Appello di Milano per la sospensiva. La seconda è prevista dinanzi alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Entrambi gli appuntamenti sono cruciali per la vertenza e il futuro dello stabilimento tarantino.

A Milano si esamina la richiesta di sospensione del decreto della Corte d’Appello che dispone la fermata dell'area a caldo del polo siderurgico di Taranto. Il decreto (27 luglio 2026, confermato 11 settembre 2026) prevede la fermata entro 90 giorni (scadenza 26 ottobre 2026). La sospensione senza contraddittorio è stata rigettata; l'udienza è fissata per il 30 settembre 2026.

La posizione aziendale nel procedimento

I legali di Ilva in amministrazione straordinaria hanno evidenziato alla Corte d’Appello di Milano il rischio di completare lo spegnimento prima del pronunciamento della Cassazione. La richiesta fa riferimento alla condizione del riavvio degli impianti qualora la Cassazione accogliesse i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia.