A Taranto, la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva prosegue con presidi a oltranza, mantenuti anche durante la notte, dopo lo sciopero di 24 ore che ha interessato tutti i siti del gruppo. I blocchi stradali si concentrano sulla statale 7 in direzione Massafra e sulla statale 106 verso Reggio Calabria. Gli operai si alternano in turni per assicurare la continuità della protesta e, lungo le arterie bloccate, hanno acceso piccoli fuochi con legna accatastata per difendersi dall’umidità e dal freddo notturno.

La decisione di prolungare la mobilitazione è stata presa dall’assemblea dei dipendenti e sostenuta dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb.

La richiesta principale è una nuova e urgente convocazione del tavolo di confronto con il Governo. Nel frattempo, la Regione Puglia ha fissato un incontro con i sindacati per giovedì, con l’appuntamento con il presidente Decaro anticipato alle ore 10. I presidi si estendono anche all’area antistante la raffineria Eni, dove 37 autocisterne sono rimaste ferme all’interno, impedite di procedere.

Le richieste sindacali e le misure governative

Il Consiglio dei ministri è atteso varare un decreto contenente misure di supporto per l’indotto e per i dipendenti diretti. Per le aziende dell’indotto è prevista l’introduzione della cassa integrazione in deroga, mentre per i lavoratori diretti si prospetta la prosecuzione dell’integrazione economica alla cassa straordinaria.

Tuttavia, queste misure sono state giudicate insufficienti dalle organizzazioni sindacali, che esigono garanzie concrete sul futuro industriale dello stabilimento e l’implementazione di strumenti straordinari per i lavoratori, tra cui il pensionamento anticipato.

Luigi Bennardi, segretario della Uilm di Taranto, ha ribadito la ferma intenzione di proseguire i presidi: “Nonostante il diluvio andremo avanti. Ci siamo divisi per turni, i presìdi sono a tempo indefinito”. La richiesta sindacale rimane focalizzata sulla necessità di un confronto diretto con il Governo. Un precedente tentativo di mediazione, un confronto in videoconferenza promosso dal Viminale con prefetture, sindacati e commissari straordinari, non ha sortito gli effetti sperati, non riuscendo a sbloccare la vertenza.

Bennardi ha inoltre annunciato una significativa partecipazione all’incontro regionale: “Porteremo con noi tra 500 e 800 lavoratori”, a testimonianza della vasta adesione alla protesta.

L'inizio della mobilitazione e i blocchi nei siti

La giornata di mobilitazione ha preso il via prima dell’alba, con migliaia di dipendenti diretti e dell’indotto che si sono radunati per un’assemblea davanti allo stabilimento. A seguire, si sono formati cortei e sono stati attuati blocchi stradali che hanno interessato le principali arterie di collegamento e l’accesso ai siti del gruppo, consolidando la protesta che ora si estende anche alle ore notturne.