Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, è intervenuto da Roma il 29 settembre 2026, affrontando il tema della riforma della legge quadro sull’artigianato, ormai prossima alla sua definizione. La sua dichiarazione si inserisce nel dibattito tra le associazioni di categoria, seguito alle critiche di Confindustria. Granelli ha fermamente respinto gli allarmismi relativi a presunti costi per lo Stato, a ipotetiche ricadute negative su salari, tutele e occupazione. Ha invece sottolineato come la riforma sia finalizzata a consentire alle imprese artigiane di crescere e rafforzarsi, senza alterare le dinamiche della concorrenza tra le imprese.
Granelli ha posto al centro del suo intervento la domanda “Chi teme la crescita degli artigiani?”, richiamando l'attenzione sulla dimensione delle imprese in un contesto nazionale spesso caratterizzato dal nanismo imprenditoriale. Ha definito singolare l'opposizione di Confindustria a una crescita che permetterebbe alle imprese artigiane di competere più efficacemente sul mercato senza gravare sulle finanze pubbliche. Il presidente ha interpretato le critiche come parte di un confronto tra rappresentanze, sollecitando una chiara motivazione dietro la preoccupazione espressa dagli industriali.
Costi per lo Stato e neutralità finanziaria
La replica di Granelli ha affrontato le stime sugli impatti per le casse pubbliche, definendo infondate le valutazioni che parlano di effetti superiori al miliardo di euro.
Ha chiarito che la riforma include una clausola di neutralità finanziaria per la contribuzione INPS: le imprese artigiane che, espandendosi, supereranno le attuali soglie di dipendenti previste dalla legge quadro, applicheranno la stessa contribuzione previdenziale delle imprese industriali di pari dimensione. Questo meccanismo assicura l'assenza di oneri aggiuntivi per l'erario.
Granelli ha inoltre sottolineato che l’estensione dell’obbligo di iscrizione alla Gestione Speciale Artigiani IVS, per titolari e soci, comporterà un incremento delle entrate contributive. La sua argomentazione si è focalizzata sul rapporto tra crescita dimensionale delle imprese artigiane e contribuzione previdenziale, con l'intento di smentire l'ipotesi di un aggravio per le finanze pubbliche, come suggerito dalle critiche alla riforma.