Il giorno 30 agosto, l'Unione Europea ha illustrato quelli che sono stati i vantaggi fiscali che il Governo irlandese ha tenuto nei confronti di Apple. La cifra alla quale fa riferimento Bruxelles è di 13 miliardi di euro, escludendo poi i dovuti interessi. Ma facciamo un passo alla volta, iniziando dal capire cosa c'è alla base di questi vantaggi fiscali, e per comprenderlo non dobbiamo fare altro che spiegare cosa sono le "tax ruling". Si tratta di accordi preventivi di natura fiscale che si effettuano tra Governi e - naturalmente - multinazionali, finalizzati ad attirare gli investimenti delle grandi imprese in un determinato Paese.

L'ultimo accordo tra il Governo irlandese e l'azienda di Cupertino ha permesso a quest'ultima di pagare solo lo 0,005% - e non il 12,5% - di aliquota. La motivazione che ha spinto la Commissione Europea ad intervenire contro Apple è chiara e semplice: "nessuno degli Stati membri può agevolare fiscalmente un'impresa, pregiudicando così la libera concorrenza".

La risposta di Cook è stata immediata, richiamando quelli che potrebbero essere gli effetti negativi sugli investimenti in Europa da parte di imprese come quella di Cupertino. La risposta non è giunta solo da Apple, ma anche dal Governo irlandese, che vuole opporsi alla riscossione di questi "arretrati". Il Ministro delle Finanze Noonan fa addirittura riferimento ad una "invasione di campo nelle prerogative in materia fiscale degli Stati membri".

In altre parole, il ministro ha intenzione di presentare ricorso contro Bruxelles, dopo aver ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Ministri.Da un lato, quindi, si evince la volontà di Dublino di non ottenere il rimborso di quelli che, per l'Unione Europea, sono dei veri e propri arretrati fiscali; dall'altro bisogna ricordare che, proprio grazie a questi accordi, nel tempo Dublino è riuscita a riprendersi dagli anni peggiori.

Il ricorso a cui fa riferimento Noonan, naturalmente, non potrà essere una cosa immediata, anzi, ci vorranno mesi se non addirittura anni. È molto probabile, tuttavia, che già dai prossimi giorni si potranno riscontrare delle ripercussioni/tensioni dal punto di vista economico e politico.

A nostro parere, le domande che i vertici devono porsi sono varie: è giusto che una grande multinazionale sia indotta a spostare i propri ricavi in uno Stato piuttosto che in un altro, all'interno della stessa Unione?

È possibile trovare un accordo comune tra una determinata azienda e tutti gli Stati di quell'Unione? Le nostre domande non sono di poco conto perché, rifacendoci alla questione Dublino,1 cittadino su 5 lavora in una grande multinazionale, quindi "punire" una di queste significherebbe anche - probabilmente - incentivare alcune di esse a spostarsi, creando eventuali disagi economico-sociali.

In conclusione, bisognerebbe guardare al futuro, individuando le normative adatte per far sì che in ogni caso le grandi imprese siano incentivate a spostare i propri capitali in Europa, dando la possibilità ad ogni Stato - poiché parliamo di Unione Europea - di beneficiarne in egual misura. Non facciamo quindi riferimento ad un'unica "tax ruling" a livello europeo, ma ad un potere fiscale in parte accentrato proprio verso gli organismi europei.