L’attore Will Smith, protagonista di film come La ricerca della felicità o Collateral Beauty, ha spiegato più volte il suo segreto per sorridere alla vita. Raccogliendo una serie di interviste realizzate nei diversi anni della sua carriera, si può estrapolare la sua concezione della vita. In risposta alle tante domande che gli venivano poste dai presentatori o dai giornalisti, lascia delle frasi che vale la pena mettere in luce. Affinché se ne possa trarre un insegnamento.

Non è scontato poter ammettere come lui: io amo vivere! Aggiunge che è qualcosa di contagioso e che non puoi fingere. E soprattutto la grandezza di ciascuno di noi non è quella sfuggente e inafferrabile peculiarità ultraterrena che pochi predestinati possiedono, bensì qualcosa di molto semplice che ognuno di noi porta con sé.

Spesso, tuttavia, fa notare Will, cerchiamo la difficoltà, rendiamo la situazione più difficile di quello che potrebbe essere.

Si è soffermato, inoltre, su una distinzione spesso messa da parte di due termini che facilmente sono soggetti a fraintendimento. Il talento e la capacità. Fa notare come il primo sia un’abilità del tutto naturale, innata, che nessuno può mettere in dubbio. Le capacità sono invece il frutto di un lavoro continuo, costante e quotidiano sulla nostra persona, un impegno che ci prendiamo ogni giorno per migliorarci. Ecco perché non importa quante facoltà si possiedano o quanti pregi ci sono stati affidati dalla nascita, ma il talento viene meno se non esercitiamo le nostre potenzialità.

Se non si crede di farcela si rende impossibile realizzare i sogni

L'attore ha raccontato di un episodio che risale alla sua infanzia: quando Will (dodicenne) e il fratello (di nove anni) erano piccoli, il padre distrusse un muro di mattoni vicino al suo ufficio e ordinò ai figli di ricostruirlo. Ci volle un anno e mezzo, ma poi riuscirono a completarlo e il padre ordinò loro di non pensare mai più che qualcosa fosse impossibile.

Il segreto per raggiungere un obiettivo sta tutto qui. Nel non pensare di dover erigere un enorme ed esteso muro. Non si parte da lì. Occorre posizionare un mattone alla volta con impegno e precisione. Ogni giorno, mattone dopo mattone.

L’attore fa diversi riferimenti anche alla nonna, la quale continuava a ripetergli il dovere che ognuno di noi ha nell'arricchire la vita degli altri.

Poiché si getta via il proprio tempo se non lo si dedica a migliorare l’esistenza altrui.

Prima di cominciare qualunque percorso nella vita, non importa che gli altri ci appoggino. O meglio, quello viene dopo. Prima di tutto dobbiamo essere noi a crederci. Cita la componente di pazzia che ogni persona di successo deve sempre possedere. La follia sta nel pensare fermamente che qualcosa di diverso può ancora accadere, anche dopo secoli passati senza quel cambiamento.

A sostegno della sua affermazione abbiamo il parere di Confucio, secondo il quale “chi crede di farcela e chi crede di non farcela di solito finiscono per avere entrambi ragione”.

Perché poi essere realistici?

Will Smith chiede che ragione ci sia di essere realistici. E dichiara: “Essere realistici è la strada più percorsa sulla via della mediocrità.

Perché essere realistici? Riuscirò a farlo, è già fatto, devo solo aspettare che gli altri lo vedano.”

Fa degli esempi di qualcosa che lui ritiene irrealistico. È irrealistico entrare in una stanza, premere un interruttore e accendere la luce, fortunatamente Edison la pensava diversamente. È assurdo per lui solo affermare che una cosa sia impossibile. Nell'istante in cui l’hai ritenuta tale essa diviene di fatto impraticabile.

L’attore ha anche spiegato un meccanismo secondo il quale tutte le nostre emozioni, i nostri sogni, le nostre personali convinzioni che sosteniamo agiscono come una forte spinta sull'universo. Crediamo nei nostri sogni. Riusciremo a piegare l’universo.

Spesso la tendenza è quella di sentirsi condizionati dalle circostanze che ci sono intorno.

La soluzione è prendere una decisione, semplicemente scegliere. A quel punto le difficoltà, le nostre paure non saranno insormontabili. In fondo anche Roosevelt disse che l’unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa.

Non ci resta che mettere in pratica i suoi insegnamenti teorici. Ma, prima di porre il primo mattone con dedizione, sforziamoci di vincere la prima difficoltà. Superiamo la tentazione di vedere qualcosa impossibile.

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