La compostezza istituzionale e la signorile educazione mostrate in questi mesi dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembrano essere andate a farsi benedire, anche se solo per un breve lasso di tempo. Il motivo scatenante della rabbia del premier del governo M5S-Lega sono le accuse formulate nello scorso fine settimana dal quotidiano Repubblica circa un suo presunto conflitto di interessi durante un concorso del 2002, dopo il quale Conte ha ottenuto la cattedra universitaria di professore ordinario.
Il premier, naturalmente, respinge al mittente gli “astiosi attacchi”, confermando la legalità della sua carriera professorale. La presunta fake news del giornale del Gruppo Espresso si inserisce in una vera e propria guerra politico-mediatica scoppiata tra il Movimento guidato da Luigi Di Maio, che accusa la maggior parte dei Media di faziosità, e i suddetti operatori dell’informazione, indignati da quello che considerano un affronto ai valori democratici di libertà di espressione e pensiero.
Conte si rivolge al direttore Mario Calabresi: ‘Attaccato da quando sono premier’
Le accuse di essere un disonesto formulate dal quotidiano Repubblica sono state considerate talmente false e lesive della sua personalità da spingere il premier voluto dal M5S Giuseppe Conte a perdere il suo tradizionale aplomb. L’inquilino di Palazzo Chigi ha preso carta e penna virtuali per rispondere direttamente alle illazioni del giornale diretto da Mario Calabresi. La sua è una lettera aperta rivolta direttamente al direttore, in cui vengono ricordati gli “astiosi attacchi” a cui sarebbe stato sottoposto da quando è divenuto un personaggio pubblico. Ma Conte non ci sta a leggere e subire in silenzio quelle che considera “falsità e diffamazioni del più variopinto tenore”, compresa quella dell’illegittimità del concorso che lo ha reso professore ordinario nel 2002, gettata in pasto ai lettori come fosse verità rivelata.
La difesa del premier dalle ‘diffamazioni’: nessuna denuncia
Secondo la ricostruzione fornita da Repubblica, scrive Conte, il suo successo sarebbe dovuto esclusivamente al rapporto di amicizia intrattenuto con il professor Guido Alpa, commissario proprio del suo esame. Una “diffamazione” bella e buona, e neanche la prima sfornata dal giornale di Calabresi, alla quale però l’avvocato pugliese prestato alla politica ribadisce di non voler rispondere né con azioni penali e nemmeno con azioni civili di risarcimento danni. Conte, infatti, ritiene inopportuno avvalersi di una copertura giudiziaria, se pur legittima, fino a quando rivestirà “l’alto ufficio” di presidente del Consiglio.
Conte sfida Calabresi: ‘Lo aspetto a Palazzo Chigi’
Resta il fatto che Repubblica sta facendo un uso “insistentemente malaccorto” della libertà di stampa. Per quanto riguarda l’ultima inchiesta, o fake news, in questione, gli articoli pubblicati sarebbero privi di “qualsiasi consistenza” e i giornalisti di De Benedetti non avrebbero svolto, come già capitato loro nei suoi confronti in passato, le dovute verifiche. Conte, quindi, si dilunga in una certosina spiegazione di come sono andati i fatti nel 2002, difendendo e scagionando l’amico Alpa. Poi, si rivolge direttamente ai giornalisti di Repubblica, chiedendo polemicamente loro se siano sicuri di svolgere bene il loro lavoro, o se la crisi della carta stampata non sia proprio figlia dell’incapacità dei giornalisti di approfondire e verificare le notizie.
Un no secco arriva anche alla richiesta di Repubblica di rilasciare interviste esclusive, visto che, dice Conte a Calabresi, “il Suo giornale sta esibendo nei miei personali confronti un’ostilità talmente preconcetta e denigratoria”. Resta comunque valido l’invito rivolto al figlio del commissario Luigi Calabresi, finora declinato, a recarsi a Palazzo Chigi per un confronto diretto, ma videoregistrato.