Vittorio Feltri torna a parlare dell'ultimo referendum sul taglio dei parlamentari. Il fondatore di Libero lo fa con un editoriale apparso sul suo giornale, dove esprime il suo punto di vista sullo scenario politico scaturito dall'esito della consultazione referendaria.

Editoriale di Vittorio Feltri parla anche della Meloni

Nelle righe scritte da Vittorio Feltri fa capolino anche l'argomento Giorgia Meloni.

Sottolinea, infatti, come in pochi anni Fratelli d'Italia, sotto la sua guida, si sia lasciata alle spalle percentuali definite "omeopatiche" per arrivare a duellare con il Movimento 5 Stelle come terzo partito del Paese. Senza mezzi termini la etichetta come "una fuoriclasse della politica". Molto diverso è il punto di vista del giornalista nei confronti di chi oggi governa. A partire dai pentastellati che nell'ambito del confronto con Giorgia Meloni vengono indicati "come fanfaroni".

M5S nel mirino di Feltri

Proprio i grillini con il taglio dei parlamentari hanno ottenuto un risultato che inseguivano da tempo.

Lo stesso Feltri sottolinea, però, come anche lui avesse previsto una netta vittoria del Si rispetto alla possibilità di decurtare democraticamente il numero dei rappresentanti nelle camere romane. Quello che, però, finisce sotto il suo occhio critico è il fatto che nella file della maggioranza non sembra esserci la pretesa che la nuova indicazione del popolo venga rispettata da subito. Chiaro, da parte di Feltri, il riferimento al fatto che le camere, a suo avviso, andrebbero sciolte con effetto immediato, procedendo alla riduzione dei seggi e a nuove elezioni basate su norme strettamente dipendenti dagli esiti dell'ultima consultazione referendaria. "Essi - sottolinea - si accontentano del risultato delle urne, non vogliono rischiare, in caso di immediate consultazioni, di essere mandati a casa in quantità".

"Trattasi - chiosa il giornalista - di palese contraddizione".

Immedesimandosi nei potenziali parlamentari destinati a non trovare un nuovo scranno nelle camere di rappresentanza romana, sottolinea come molti di loro dovrebbero "tornare a sgobbare, ammesso che ci sia un lavoro". Sullo sfondo c'è la figura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Feltri spiega perché Mattarella sarebbe da capire

Più volte è stato indirettamente chiamato in causa dall'opposizione, in primis Giorgia Meloni. A lui era richiesta l'opportunità di valutare l'eccessiva distanza tra chi oggi popola i banchi della maggioranza e il polso del Paese che, nelle ultime tornate elettorali, aveva premiato soprattutto l'opposizione..

L'inquilino del Quirinale è, però, anche il garante della Costituzione ed è incaricato di valutare eventuali incongruenze normative.

Nelle idee di Vittorio Feltri, il periodo post-referendum potrebbe sollevare quantomeno l'ipotesi di uno scioglimento delle camere, vista la contraddizione tra il risultato della consultazione e l'arrivo a fine legislatura con questo Parlamento.

Non c'è, però. all'orizzonte alcun intervento da parte del Quirinale. La chiave di lettura offerta dalla storica firma di Libero è velatamente critica.

"Il nostro Paese ricco di storia - scrive - si è trasformato nel Paese de balucchi". Sottolinea come il termine nel gergo bergamasco sia equiparabile a "scemi" e come l'attuale capo dello Stato vada "capito. Con tale orchestra di pifferi egli ha buone possibilità di essere rieletto in Quirinale, se mutano i pifferai rischia il benservito".