Sigfrido Ranucci e i giornalisti della redazione di Report hanno annunciato una querela contro Il Tempo, in merito alla pubblicazione dei compensi nell'ambito dell'inchiesta "Reportopoli". La questione centrale riguarda la veridicità di quanto affermato dal quotidiano romano in merito ai compensi dei giornalisti del programma. Non si è fatta attendere poco dopo la reazione del direttore Capezzone.
La posizione della redazione di Report
In una nota ufficiale, la redazione della trasmissione Report ha definito la vicenda come un nuovo capitolo della campagna di diffamazione a loro danno, sostenendo che il quotidiano abbia pubblicato "cifre false e surrettizie" presentandole come retribuzioni dei singoli inviati.
I giornalisti hanno dichiarato l'intenzione di procedere per vie legali per tutelare il proprio nome e lavoro nei confronti de Il Tempo e di tutte le testate che riprenderanno le informazioni scorrette contenute in un recente articolo del quotidiano romano.
La redazione ha chiarito che le somme indicate risultano imprecise e aumentate ad arte, poiché non rappresentano il compenso individuale dei reporter, ma comprendono il totale dei costi sostenuti per realizzare le singole inchieste. Venendo in gran parte gestiti tramite contratti di lavoro autonomo a partita IVA, i giornalisti autoproducono i propri servizi anticipando le spese di trasferta, montaggio e le altre uscite vive necessarie per i mesi di lavoro.
Di conseguenza, i compensi versati coprono solo in parte il guadagno effettivo, servendo principalmente a rimborsare i costi di produzione già sostenuti. La redazione ha inoltre evidenziato come Report risulti la trasmissione con meno costi della prima serata Rai, con un budget di circa 150mila euro a puntata.
Secondo un'analisi condotta da Fanpage.it la maggior parte dei giornalisti di Report opera con partita IVA e non risulta dipendente della Rai. Di conseguenza, dai lordi corrisposti occorre detrarre interamente i costi di produzione, che includono spese di vitto, alloggio, trasferte nazionali ed internazionali, oltre all'ingaggio di eventuali collaboratori e ai costi di redazione, tutti a carico del titolare dell'inchiesta e non del servizio pubblico.
La decontestualizzazione di queste cifre rischia pertanto di colpevolizzare e strumentalizzare un fondamentale lavoro d'inchiesta per pure dinamiche di scontro politico.
Le reazioni dei giornalisti e di Capezzone
Sulla vicenda è intervenuto il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ricordando che il lavoro giornalistico va retribuito e non sfruttato. Bartoli ha espresso sconcerto per la pubblicazione dei compensi dei collaboratori di Report, auspicando che il quotidiano pubblichi a breve un dossier dettagliato anche sui compensi corrisposti ai propri collaboratori.
Il direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, ha risposto affermando che la replica della redazione di Report risulterebbe controproducente e butterebbe benzina sul fuoco di fronte ai cittadini che pagano il canone.
Capezzone ha sostenuto che i giornalisti stiano tentando di arrampicarsi sugli specchi invocando la distinzione tra lordo, netto e spese sostenute, concetti che a suo dire erano già stati ampiamente spiegati negli articoli della testata. Ha infine aggiunto che diversi di loro percepiscono cifre superiori all'appannaggio annuale del Presidente della Repubblica e che la vicenda richiederà risposte e approfondimenti nella Commissione di Vigilanza Rai.
La controversia che coinvolge Sigfrido Ranucci e la redazione di Report va oltre la semplice gestione della conduzione, trasformandosi in una vera e propria questione di sopravvivenza reputazionale per la trasmissione, oltre che in una questione politica che investe la libertà di informazione e il giornalistmo di inchiesta.