Nel tentativo di intercettare la Generazione Z e allargare il proprio pubblico ben oltre la cerchia dei tradizionali appassionati di ciclismo, l'organizzazione della Vuelta a España ha scelto di ingaggiare Erola Jons, una nota content creator spagnola seguita da milioni di follower. Un’operazione di marketing digitale pensata per offrire un accesso esclusivo dietro le quinte, dal paddock alle aree podio. L'esperimento si è però trasformato rapidamente in un boomerang mediatico, provocando una pioggia di critiche da parte della carovana, dei media e, soprattutto, dei team.

Le polemiche sono esplose già durante le battute iniziali a Monaco. Jons si è resa protagonista di uscite e interventi giudicati del tutto inopportuni, conditi da commenti allusivi sull'aspetto fisico dei corridori, sul loro abbigliamento in Lycra e perfino su momenti riservati come il cambio d'abito nei pressi dei bus delle squadre.

Il caso Pogačar e la protesta della UAE Team Emirates

Il momento di massima tensione si è verificato al termine della cronometro d'apertura. Dopo la vittoria di Tadej Pogačar e la conquista della prima maglia rossa, l'influencer ha cercato di intercettare lo sloveno chiamandolo "Pogachitar", chiedendogli di portarla a fare un giro e lanciando battute provocatorie agli spettatori.

Lo scambio si è fatto visibilmente imbarazzante quando Jons ha incalzato Pogačar chiedendogli perché "iperventilasse" ogni volta che la vedeva. Preso di sprovvista, il fuoriclasse della UAE ha mantenuto la calma liquidando la provocazione: "Respiro 24 ore su 24, grazie", per poi allontanarsi verso gli impegni di rito.

L'episodio non è passato inosservato. Come riportato dall'emittente catalana 3Cat su fonte MARCA, la UAE Team Emirates-XRG ha espresso formalmente il proprio disappunto agli organizzatori per il trattamento riservato al proprio atleta simbolo, figura chiave ed elemento di maggior richiamo dell'intera corsa.

Scatta il ban dalla zona mista e dai bus

Riconoscendo l'errore di valutazione e la leggerezza con cui era stato concesso l'accesso alla carovana, l'organizzazione della Vuelta è dovuta correre ai ripari prima della terza tappa.

Pur confermando la presenza di Erola Jons all'interno dell'evento, la direzione di gara ha imposto paletti chiarissimi:

  • Nessun contatto con i corridori: all'influencer è stato revocato il pass per accedere alla zona mista e all'area d'attesa dei bus dei team.

  • Revisione del tono editorial: gli organizzatori hanno chiesto un drastico cambio di registro, eliminando battute ammiccanti o inappropriate in favore di un approccio più rispettoso dell'ambiente sportivo.

La vicenda evidenzia la complessa convivenza tra la ricerca del consenso social e la tutela dell'etica sportiva, dimostrando che il confine tra innovazione e caduta di stile rimane sottilissimo.