Ancora una volta, il web è protagonista di episodi incresciosi di maleducazione nutrizionale. Nel turbinio di notizie degli ultimi giorni, il giornalista Adriano Panzironi che, oltre la pubblicazione del suo libro "Vivere 120 anni", promuoveva il suo metodo anche tramite un gruppo facebook, rifilando consigli del tutto inadeguati anche a persone con patologie.

Con molta indignazione, tutte le associazioni nazionali di scienze dietetiche sono scese in campo contro l'incompetenza venduta sul web - perché si, si tratta di un vero e proprio mercato - che cerca di oscurare concettualmente l'affidabilità dei veri professionisti della nutrizione.

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E, tra i tanti stati patologici che possono inciampare nel baratro di consigli nutrizionali errati, ci sono anche i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Se facessimo un brain storming sui DCA, le prime due parole-patologie che emergerebbero sarebbero "bulimia" e "anoressia", che mietono annualmente vittime anche tra chi sembra caratterialmente sicuro e sfrontato, soprattutto in età adolescenziale. Tuttavia, la sempre più raffinata cultura dell'estetica, accompagnata da un forte bombardamento mediatico con modelli ed informazioni ben lontane dalla salute, ha contribuito all'individuazione di nuove forme di DCA di cui, la più silente tra tutti è l'ortoressia.

Ancora non ufficialmente riconosciuta come patologia dal DSM-5, l'ortoressia trova le sue radici etimologiche nel greco orthos -corretto- e orexis -appetito. Si tratta, essenzialmente, una forma di attenzione fanatica nei confronti di regole alimentari, scelta del cibo e sue caratteristiche, portando il soggetto affetto ad ergersi su un piedistallo di superbia, che lo conduce al disprezzo verso chi non mangia sano. Una deviazione anche solo minima da ferree regole autoimposte provoca una serie di conseguenze emotive e somatizzazioni di disturbi fisici, con ulteriore irrigidimento delle regole alimentari.

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Al contrario, il rispetto delle proprie regole alimentari comporta un senso di soddisfazione.

Strano a dirsi, l'ortoressia prevale nella popolazione maschile, probabilmente a causa di stereotipi culturali legati alla forma fisica, correlando alla diffusione della vigoressia, o preoccupazione cronica di non avere un corpo sufficientemente muscoloso. È stata proposta come forma patologica per la prima volta dal dietologo Steve Bratman nel 1997, che ha formulato un questionario allo scopo di identificare quella che lui ritiene essere una psicopatologia.

Qual è il possibile nesso tra fake news e ortoressia?

L'health gap nasce dal fatto che regole per un sano stile di vita di un ortoressico sono autodettate, fondate soprattutto su luoghi comuni, falsi miti ed informazioni cercate autonomamente tra fonti sempre troppo spesso poco attendibili. Questo pesante fardello di nozioni infondate, rigidamente applicato al proprio stile di vita, comporta una serie di squilibri elettrolitici, vitaminici, osteoporosi, atrofie muscolari, richiedendo talvolta interventi di ospedalizzazione o risultando irreversibili.

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Quindi, siamo ben lontani dalle conseguenze di una corretta educazione alimentare!

Questo tipo di ossessione verso la scelta degli alimenti si estende anche a manie del campo estetico, coinvolgendo l'esercizio fisico, la cura del proprio aspetto, la pulizia, coccole per il proprio corpo, tendendo anche al quasi totale rifiuto di farmaci, visti come potenziali "agenti contaminanti" della purezza raggiunta con tanti sacrifici.

Proprio perché fondata su considerazioni e credenze sbagliate di cui il web è disseminato, l'ortoressia non è comunemente individuabile e trattabile.

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Agli occhi dell'ortoressico, accettare un aiuto psicologico significherebbe rompere il precario equilibrio di vetro costruitosi con tanti sacrifici fisici e di autocontrollo, ergendosi a "superuomo" nei confronti di chi tende una mano per superare questo disturbo.

Ristabilire un nuovo ordine nella giungla della malinformazione, anche al fine di limitare il margine di squilibrio nella debolezza degli affetti da DCA, è la richiesta che ANDID (Associazione Nazionale Dietisti Italiani) fa al Ministero della Salute e agli enti istituzionali preposti alla tutela della salute pubblica, confidando in una nuova presa di coscienza sul tema.

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