Per riuscire a smettere di fumare potrebbe arrivare un nuovo test, praticato sulla saliva o sul sangue, capace di individuare il circolo metabolico che avviene nel nostro organism, in seguito all’assunzione della nicotina. Si tratta di un recente studio [VIDEO] condotto all'Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, basato sull’osservazione approfondita di un centinaio di fumatori e che ha messo in relazione la loro dipendenza con il processo individuale della metabolizzazione della nicotina nel loro organismo.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Salute

Dipendenza dal fumo: il nuovo test per capire come smettere

Il nuovo studio [VIDEO] sulla dipendenza dal fumo e le possibili relazioni con i diversi tempi della metabolizzazione della nicotina, è stato presentato al XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia.

La ricerca mette in evidenza, per la prima volta, la possibilità che la nicotina possa svolgere delle differenti funzioni nell’organismo dei fumatori. Dalla ricerca sarebbe emerso, infatti, che gli individui caratterizzati da un processo di metabolizzazione della sostanza più veloce, andrebbero incontro ad un rischio inferiore di dipendenza dalla sostanza se messi a confronto con fumatori nei quali è stato riscontrato un metabolismo più lento. Abbandonare il vizio del fumo, quindi, potrebbe diventare più facile, in un prossimo futuro, grazie a delle strategie che si avvarranno dei dati emersi grazie all’ausilio di semplici test, in grado di determinare la velocità del nostro organismo per riuscire a smaltire la nicotina.

I dati allarmanti sul fumo dell'OMS

Smettere di fumare è ancora molto difficile e le statistiche, allo stato attuale, evidenziano che il tentativo di abbandonare il vizio fallisce nell'80 per cento dei casi e, ancora oggi, non esistono indicazioni certe su quale terapia o farmaco sia realmente efficace.

I dati forniti dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), risultano estremamente allarmanti. Ogni anno, sono circa 7 milioni le persone che muoiono in seguito a danni causati dal fumo, di cui circa 900mila sono individui non fumatori per scelta ma esposti al fumo passivo. I risultati dello studio andranno sicuramente approfonditi ma rappresentano, comunque, un passo importante per l'individuazione di possibili strategie 'su misura' per coloro che vogliono abbandonare il vizio del fumo. L’individuazione precisa dei tempi di smaltimento potrebbe portare, in futuro, a trattamenti più idonei e che, soprattutto, aiutino i singoli soggetti,ad una possibile disassuefazione 'mirata' del loro organismo.