Nella grande incertezza intorno alle cure anti-Covid, dalle sperimentazioni in corso sembra arrivare una buona notizia, anzi due: le autorità sanitarie inglesi hanno approvato la pillola Molnupiravir di Merck-MSD (al momento sotto revisione dell’European medicines agency - EMA) e Pfizer ha da poco annunciato risultati molto positivi per la sua pillola antivirale.

Le due aziende farmaceutiche stanno dunque attendendo il responso delle autorità (in particolare Food and drugs administration - FDA - e EMA) sulle sperimentazioni dei nuovi antivirali in grado di rallentare il corso della malattia grave quando il Covid-19 colpisce l’individuo.

Bisogna fare attenzione però a non dimenticare quanto riportato quotidianamente dagli esperti: il vaccino è la migliore forma di protezione; eventualmente la cura, anche se sviluppata velocemente, potrebbe evitare decessi oppure ospedalizzazioni in caso di peggioramento delle condizioni di salute, ma vaccinarsi rimane in ogni caso la migliore forma di prevenzione possibile. Avere una cura per la malattia è un grande passo avanti per la salute pubblica ma al momento scienziati ed esperti sottolineano come il costo di un vaccino sia molto più basso, ha un’efficacia superiore anche al 90% rispetto al rischio di ospedalizzazione o inasprimento della malattia, ha effetti collaterali rari e noti e non ha bisogno di una diagnosi precoce, cosa fondamentale per le eventuali cure approvate contro il Covid.

Cure anti-Covid: la speranza è in due farmaci antivirali per via orale

AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, aggiorna quotidianamente le schede dei farmaci utilizzabili contro il Covid-19 proprio perché la situazione, per quanto concerne le cure, è in continuo divenire e le autorità sanitarie ancora non hanno una cura specifica e sicura in mano, come ribadito dagli esperti l’unica cura certa che abbiamo per non subire gli effetti gravi della malattia è il vaccino.

In relazione a una cura che sembrerebbe far ben sperare, e già approvata dalle autorità sanitarie inglesi, AIFA ha comunicato che: “​​EMA (l’Agenzia europea dei medicinali) ha avviato la revisione dei dati disponibili sull’uso di molnupiravir (anche noto come MK 4482 o Lagevrio) per supportare le autorità nazionali (...)” nella decisione di adottare il medicinale nel trattamento dei casi di Coronavirus.

Proprio in questi giorni è in corso la revisione e la rolling review sui dati raccolti in merito a qualità, efficacia e sicurezza per consentire agli Stati membri dell’UE di accordare l’immissione nel commercio comunitario del farmaco sviluppato da Merck-MSD. Buone notizie giungono anche dalla casa farmaceutica Pfizer che in una nota pubblicata il 5 novembre afferma che: “L'analisi ad interim programmata ha mostrato una riduzione dell'89% del rischio di ospedalizzazione o morte per qualsiasi causa correlata al Covid-19 nei pazienti trattati entro tre giorni dall'insorgenza dei sintomi”.

Molnupiravir, la pillola antivirale contro il Coronavirus sviluppata da Merck-MSD

Molnupiravir è un antivirale orale, sviluppato e prodotto orale sviluppato da Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics, che riduce la capacità del SARS-CoV-2 (il virus che provoca COVID 19) di moltiplicarsi nell’organismo, rendendolo di fatto incapace di riprodursi e quindi far peggiorare le condizioni di salute della persona infetta.

Il Regno Unito, indipendente dall’EMA, ha approvato il Molnupiravir il 4 novembre con grande soddisfazione del premier Boris Johnson e del ministro della Sanità Sajid Javid, non aspettando la revisione richiesta dalle autorità europee. Il farmaco sembra possa migliorare la condizione di precarietà di tutti quelli che non si possono vaccinare come persone vulnerabili e immunodepresse. Il costo del trattamento a base di Molnupiravir si aggira intorno ai 700 euro (620 dollari). Il farmaco viene assunto per via orale con quattro pillole per 5 giorni, stando alle dichiarazioni dell’azienda, è molto efficace se preso nei primi giorni dell’infezione. Nello studio clinico di fase 3 su 775 pazienti è stato notato che il farmaco aveva ridotto le ospedalizzazioni e decessi del 50% in tutti quei pazienti non vaccinati fortemente a rischio per problematiche preesistenti quali obesità, diabete, età avanzata o malattie cardiovascolari.

Il Molnupiravir è un antivirale che viene sviluppato dal 2013 ed è considerato dai ricercatori un farmaco ad ampio spettro nella terapia anti-influenzale. Non ci sono ancora date certe per l’immissione in commercio in Europa del Molnupiravir in quanto sono ancora in corso le revisioni dei trial richiesti dall’EMA.

Pfizer sta ultimando gli studi e la sperimentazione interna sulla nuova pillola antivirale Paxlovid

In questi giorni sta dando grande speranza la sperimentazione che sta portando avanti Pfizer sul proprio farmaco anti-Covid, sempre per via orale. Come per la pillola prodotta da Merck-MSD anche per Pfizer si è deciso di interrompere lo studio sui pazienti per l’evidente efficacia dimostrata dal farmaco e di non privare i pazienti che stavano assumendo placebo di una possibile cura.

Pfizer ha dichiarato la pillola “efficace all’89%” nel combattere le ospedalizzazioni o il tasso di mortalità dei pazienti che manifestano i primi sintomi. Una percentuale che se confermata supererebbe di molto quella data dal Molnupiravir. Purtroppo non ne sappiamo di più in quanto i dati degli studi sono ancora secretati e a consultazione esclusiva dell’azienda farmaceutica. Il trattamento farmacologico prevede la combinazione della nuova pillola con altri antivirali quali il ​Ritonavir e consiste in tre pillole due volte al giorno somministrate entro tre giorni dalla comparsa dei primi sintomi. Il farmaco sarà commercializzato nel mondo col nome di Paxlovid. Come tempistica per l’eventuale immissione sul mercato risulterebbe più indietro del Molnupiravir sul quale EMA e FDA hanno già iniziato le revisioni per l’approvazione.

Ciò nonostante gli Usa hanno già “prenotato” circa 1,7 milioni di trattamenti con un'opzione per arrivare a 3,3 del farmaco di casa Pfizer. Stessa quantità sarebbe stata richiesta dagli Stati Uniti per Merck-MSD, cifre incerte in quanto sarebbero state comunicate in via informale alla stampa da un funzionario del governo.

Mentre sul Paxlovid regna ancora il silenzio per via della mancanza al momento di dati, sul Molnupiravir il governo italiano riserva un cauto ottimismo, come anche sottolineato dal coordinatore del Cts Franco Locatelli che il 5 novembre ha detto: “Aifa si è già attivata per acquisire una quantità adeguata del farmaco antivirale orale per il Covid-19 molnupiravir”.

Non ci sono ancora certezze su ordini ed eventuali costi che gli Stati dovranno sostenere per acquistare i due farmaci.

Cure attualmente in uso per affrontare l’emergenza Coronavirus

Bisogna ricordare che non si hanno ancora cure specifiche e approvate per il Covid-19, che molti altri farmaci sono stati testati contro il SARS-CoV-2 e che non si hanno ancora certezze di guarigione. Sul sito dell’AIFA è possibile consultare le schede tecniche di molti farmaci che oggi vengono utilizzati per mitigare gli effetti del Covid, come ad esempio Anakinra, Baricitinib e Sarilumab e molti altri, che possono portare benefici a breve termine ma che non portano (a meno di nuove evidenze scientifiche) a una guarigione completa. Per citare un esempio fatto dall’Aifa: “Il trattamento con Anakinra è stato associato ad una ridotta mortalità (...) e ad un più basso rischio di progressione a ventilazione meccanica invasiva”.