Nel corso del 2024, l'impegno dei Comuni italiani nella lotta all'evasione fiscale ha mostrato risultati modesti, con un recupero complessivo di appena cinque milioni di euro. Questa cifra appare particolarmente esigua se posta in relazione alla stima annuale dell'infedeltà fiscale nel Paese, che si attesta su un impressionante valore di quasi 107 miliardi di euro. I dati, resi noti a Venezia il 10 ottobre 2026, evidenziano una profonda disparità tra l'entità del fenomeno evasivo e l'efficacia delle azioni di contrasto intraprese a livello locale.

L'analisi ha rivelato che, su un totale di quasi 7.900 Comuni presenti sul territorio italiano, solamente 304 amministrazioni locali hanno provveduto a inviare segnalazioni qualificate all'Agenzia delle Entrate. Questa percentuale, pari a un esiguo 3,8% del totale, sottolinea una partecipazione estremamente limitata. Le segnalazioni riguardano diverse tipologie di imposte, tra cui l'Irpef, l'Ires, l'Iva e le imposte di registro, ipotecarie e catastali. È previsto che i Comuni che collaborano attivamente in questa attività ricevano il 50% delle somme accertate grazie alle loro comunicazioni, un incentivo finanziario che, tuttavia, non sembra aver generato un'adesione più ampia tra gli enti locali.

Il vasto panorama dell'evasione e delle irregolarità in Italia

Il quadro generale dell'evasione fiscale e delle irregolarità in Italia, delineato dall'Ufficio Studi della Cgia, è di notevole gravità. Oltre ai già citati 107 miliardi di euro sottratti annualmente al fisco, il Paese si confronta con la presenza stimata di 2,6 milioni di lavoratori in nero, un fenomeno che ha ripercussioni significative sull'economia nazionale e sul sistema previdenziale. A questa problematica si aggiunge un tasso di abusivismo edilizio che si attesta al 15% a livello nazionale, con punte particolarmente elevate nel Mezzogiorno, dove in alcune aree le stime raggiungono il 50%. Questi elementi, sommati, disegnano un contesto di diffusa illegalità fiscale e contributiva che richiede un impegno più incisivo.

Tra i Comuni che si sono distinti per l'efficacia delle loro segnalazioni nel 2024, e che di conseguenza hanno registrato i maggiori incassi nel 2025, figurano alcune importanti città. Genova ha ottenuto il primato con 406.838 euro, seguita da Milano con 376.499 euro, Prato con 170.122 euro e Torino con 113.888 euro. Un dato che merita attenzione è la distribuzione geografica dei 304 Comuni beneficiari: appena 46 di essi si trovano nel Mezzogiorno. La ripartizione include un Comune in Abruzzo, due in Puglia, tre in Molise, otto in Campania, nove in Sardegna, dieci in Calabria e tredici in Sicilia, evidenziando una marcata disomogeneità territoriale nell'azione di contrasto all'infedeltà fiscale.

Il funzionamento delle segnalazioni qualificate: uno strumento chiave

Le segnalazioni qualificate costituiscono uno strumento essenziale attraverso il quale i Comuni possono contribuire attivamente all'accertamento fiscale. Queste comunicazioni rientrano pienamente nell'ambito delle attività istituzionali degli enti locali e le informazioni trasmesse sono pienamente utilizzabili dall'Agenzia delle Entrate ai fini dell'accertamento dei tributi erariali, sia quelli diretti che quelli indiretti. La loro specificità risiede nel fatto che devono riguardare posizioni in cui vengono rilevati atti, fatti o negozi che evidenziano comportamenti evasivi o elusivi, senza la necessità di ulteriori e complesse elaborazioni logiche da parte del Comune.

Questo meccanismo è concepito per semplificare e rendere più efficiente il processo di identificazione e segnalazione di potenziali irregolarità fiscali, promuovendo una collaborazione più stretta e produttiva tra le amministrazioni locali e l'Agenzia delle Entrate, al fine di recuperare risorse fondamentali per la collettività.