La perdita di posti di lavoro a causa dell’intelligenza artificiale si concretizza: le offerte entry-level negli Stati Uniti sono diminuite del 35% dal 2023, le grandi aziende tecnologiche riducono il personale e persino i leader del settore AI esprimono preoccupazione per il displacement occupazionale. In questo contesto, il senatore Mark Warner (D-VA) propone una soluzione mirata.

Tassare i data center per una transizione equa

Durante l’Axios AI Summit di Washington, il senatore Warner ha evidenziato l’impatto rapido dell’AI sul mercato del lavoro.

Ha citato un venture capitalist che ritira investimenti nel software e uno studio legale che ha sospeso assunzioni, poiché l’AI, con esempi come Claude di Anthropic, gestisce gran parte del lavoro. Di fronte a tale ansia, Warner propone una tassazione specifica sui data center, infrastrutture chiave dell’AI.

I proventi dovrebbero finanziare programmi di formazione professionale (es. assistenza infermieristica, aggiornamenti AI) per le comunità che sopportano i costi ambientali e sociali di queste infrastrutture. La contea di Henrico, in Virginia, è un modello: le entrate fiscali dai data center hanno sostenuto iniziative di edilizia residenziale a prezzi accessibili.

Contrasto: tassa contro moratoria

La proposta di Warner si distingue da un’iniziativa presentata lo stesso giorno dal senatore Bernie Sanders (I-VT) e dalla rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY). La loro proposta chiede una moratoria sulla costruzione di nuovi data center, citando impatti ambientali, elevati consumi energetici e aumento dei costi dell’elettricità. Warner ha criticato duramente questa moratoria, definendola «idiocy» e avvertendo che rischierebbe di far perdere agli Stati Uniti terreno nella competizione globale con la Cina per lo sviluppo dell’AI.

Crescente opposizione e impatto fiscale

Il dibattito sui data center è acceso. Sanders e Ocasio-Cortez mirano a sensibilizzare sulle preoccupazioni dei cittadini per autonomia, ambiente e tutela dei lavoratori.

I data center AI, con la loro enorme domanda di energia – paragonabile al consumo di 100.000 famiglie per struttura – generano reazioni negative in molte comunità.

Anche Microsoft, tramite il suo presidente Brad Smith, sostiene che l’industria, e non i contribuenti, debba farsi carico dei costi legati a elettricità, acqua e infrastrutture, contribuendo equamente al mantenimento delle reti e delle risorse locali.

Il nodo fiscale è cruciale: in Virginia, le esenzioni sulle vendite per le attrezzature dei data center sono costate allo stato circa 1,6 miliardi di dollari nel 2025, 16 volte più del previsto. Georgia ha registrato perdite per 625 milioni (da 10 milioni stimati) e il Texas ha superato il miliardo di dollari (da 130 milioni).

In Virginia, un’analisi del gennaio 2026 ha evidenziato che ogni posto di lavoro permanente nei data center costa in media 54 milioni di dollari in capitale investito, 168 volte più di altri settori. Nella rete PJM, le bollette elettriche sono aumentate tra i 16 e i 21 dollari al mese, collegato alla capacità richiesta dai data center.

Equilibrio tra sviluppo e responsabilità sociale

La proposta di Warner offre un approccio alternativo all’espansione o al blocco degli investimenti. Essa mira a riconoscere i costi sostenuti dalle comunità, monetizzandoli in programmi formativi o servizi concreti. È un invito a integrare la responsabilità sociale nella politica sull’AI, promuovendo l’innovazione ma orientandola verso un’utilità condivisa.

Al contrario, la moratoria di Sanders e Ocasio-Cortez, sebbene un gesto forte, potrebbe essere controproducente per la leadership tecnologica globale. La sfida politica non è solo la corsa all’AI, ma la gestione delle sue conseguenze sociali ed economiche. Se i data center sono una risorsa indispensabile, è fondamentale che contribuiscano al bene comune.