Un recente reportage ha descritto il clima interno all’unità AI di Meta come un “gulag demoralizzante”. Ingegneri e dipendenti lamentano carichi di lavoro insostenibili, obiettivi sfidanti imposti senza supporto adeguato e un pervasivo senso di stanchezza psicologica. Questa immagine impietosa rivela una cultura aziendale dove l’intelligenza artificiale è sinonimo di pressione estrema e morale in picchiata.
Cultura aziendale e riconversione forzata all'AI
L’organizzazione interna di Meta è segnata da una continua ristrutturazione. Gli ingegneri sono soggetti a spostamenti obbligati tra i team, con obiettivi sempre più ambiziosi e scadenze serrate, un contesto che alcuni descrivono come una “fabbrica mentale”.
La centralità dell’AI ha trasformato l'ambiente in uno spazio dominato dall’ansia da performance. Questa dinamica si manifesta anche nella riconversione forzata: oltre 7.000 impiegati sono stati ridistribuiti in nuovi team dedicati all’infrastruttura cloud per l’AI e al progetto “Hatch”. Questi trasferimenti sono imposti categoricamente, indicando un passaggio da flessibilità interna a una logica imperativa.
Impatto sul morale e timori di sorveglianza
La reiterata riorganizzazione, unita all’uso di uno strumento interno, il Model Capability Initiative, che monitora attività come movimenti del mouse e battiture, ha generato malcontento e paure. Un rapporto interno ha definito tale strumento “micro-autoritario”, alimentando timori di perdita di autonomia tra i dipendenti.
Segnali di malessere preesistenti e sfide di retention
Le testimonianze passate confermano questa tendenza. Già nel luglio 2025, l’unità AI di Meta era descritta come “dysfunctional”, afflitta da paura, confusione e demotivazione, aggravate da licenziamenti e una cultura di performance rigida. Ad aprile 2026, discussioni interne parlavano di un clima “morto e deprimente”, con malcontento per le retribuzioni dei nuovi assunti e un senso di sopravvivenza quotidiana per team sovraccarichi e poco supportati. Questa crisi culturale si riflette nelle sfide di retention: Meta ha perso figure chiave dai Superintelligence Labs, inclusi veterani ed ex dipendenti che sono tornati ad altre aziende del settore.
Il sovraccarico organizzativo e le ristrutturazioni continue spingono molti a cercare ambienti più stabili.
Ambizioni aggressive e fragilità interna
Le grandi ambizioni di Meta, come lo sviluppo dei Superintelligence Labs e dei potenti modelli LLaMA, si scontrano con chiari segnali interni di disillusione e disorganizzazione. L'azienda oscilla tra l'obiettivo di dominare l'AI globale e la lotta per mantenere coesione, motivazione e benessere tra i team, già provati da continue ristrutturazioni.
In definitiva, l’analisi rivela come le strategie di sviluppo dell’intelligenza artificiale possano collidere con i limiti umani e strutturali, specialmente quando crescita, cambiamento e controllo si sovrappongono senza un adeguato equilibrio.