Il fisico italiano e premio Nobel Giorgio Parisi è intervenuto da Roma nel dibattito sull'intelligenza artificiale, richiamando con forza la necessità di istituire un centro di ricerca pubblico. Per Parisi, la discussione attuale sull'IA si presenta "tanto accesa quanto confusa", una condizione alimentata anche dal ruolo preminente delle aziende private che hanno contribuito a infiammare il confronto pubblico sui potenziali rischi e sulle direzioni di evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale. La proposta di un centro pubblico, un'esigenza già sollecitata da tempo anche in ambito europeo, rimane per il fisico un punto cardine e irrinunciabile, soprattutto in un contesto dove le variabili legate allo sviluppo dei sistemi di IA sono in costante e rapida crescita.

Il Nobel ha operato una chiara distinzione tra la questione dell'autonomia intrinseca dei modelli di IA e le problematiche già ampiamente discusse sul piano sociale e formativo. Riguardo al presunto rischio che i sistemi possano evolvere in modo incontrollato, Parisi ha categoricamente affermato: "il pericolo che i modelli di IA possano evolversi senza controllo mi sembra si possa escludere". Le vere criticità, a suo giudizio, si concentrano invece sulla potenziale disoccupazione indotta dall'automazione, sulle sfide per l'educazione e sulla possibile perdita di capacità umane fondamentali, qualora un numero eccessivo di attività cognitive e pratiche venga delegato all'intelligenza artificiale.

Il fisico ha inoltre citato, come esempio emblematico, il caso della soluzione di uno dei problemi matematici del millennio da parte di un modello di IA, ponendo l'urgente questione della formazione dei futuri matematici in un'epoca in cui anche i problemi più semplici possono essere risolti con strumenti automatici.

Il controllo dell'informazione e le sfide per l'educazione

Accanto al rischio di una delega eccessiva delle attività cognitive ai sistemi di IA, Parisi ha richiamato l'attenzione sul controllo dei mass media e dell'informazione, identificandolo come uno dei punti più delicati e potenzialmente critici. Nel suo ragionamento, un ruolo diretto e preponderante dei modelli di intelligenza artificiale nella gestione e diffusione dell'informazione rappresenterebbe, senza dubbio, un pericolo significativo per la società.

Questo tema si lega strettamente alla vasta quantità di contenuti prodotti dagli esseri umani e utilizzati, spesso in modo "gratuito", dai sistemi di IA per il loro addestramento e funzionamento: Parisi ha osservato che questi modelli hanno assimilato un'enorme mole di testi e dati scritti dagli esseri umani. Da questa dinamica, ha avvertito, deriva il concreto rischio che un'organizzazione di tipo monopolistico su tale immenso patrimonio informativo possa assumere dimensioni e poteri di influenza estremamente rilevanti.

Gli ingenti investimenti privati nel settore dell'intelligenza artificiale, ha concluso Parisi, sembrano chiaramente orientati alla conquista di posizioni dominanti e monopolistiche attraverso lo sviluppo e l'imposizione di un singolo modello prevalente sul mercato globale.