Una nuova ondata di cyberattacchi in Corea del Sud sta colpendo il settore finanziario, estendendo l'impatto oltre le banche per includere società di brokeraggio, asset manager, assicurazioni e piattaforme crypto. Gli incidenti più recenti hanno coinvolto Daishin Securities, Mirae Asset Global Investments e Bithumb. Il caso più significativo riguarda Daishin, che ha comunicato l’esposizione di dati personali di 38.490 clienti. Questo evidenzia non solo la portata della fuga di dati, ma anche la capacità degli attaccanti di infiltrarsi in sistemi periferici, servizi condivisi e infrastrutture non sempre percepite come critiche.

Il Caso Daishin Securities e le Vulnerabilità Esterne

Il caso di Daishin Securities rivela una vulnerabilità tipica della finanza digitale: la dipendenza da sistemi collegati a partner esterni. L'attacco ha interessato un sistema condiviso per l'apertura online di conti di investimento discrezionale. A seguito di accessi anomali, la società ha bloccato gli indirizzi IP coinvolti e ha collaborato con il Financial Security Institute per analizzare migliaia di segnali mascherati da traffico ordinario.

I dati compromessi includono nomi, email, indirizzi, numeri di telefono, riferimenti bancari e account cifrati. Sebbene le informazioni più sensibili possano essere protette, la combinazione di questi dati identificativi aumenta il rischio di phishing mirato, frodi e attacchi di social engineering.

La cybersecurity finanziaria, pertanto, non può limitarsi ai sistemi centrali di pagamento o trading, ma deve estendersi a ogni interfaccia connessa lungo la filiera operativa.

Mirae Asset e Bithumb: Il Rischio Interno

Mirae Asset Global Investments ha segnalato un accesso non autorizzato a sistemi usati dai dipendenti, mentre Bithumb ha rilevato intrusioni nel proprio groupware mobile interno. L'exchange crypto ha specificato che i sistemi centrali per le transazioni e gli indirizzi wallet non sono stati compromessi. Tuttavia, questo è un dettaglio rilevante, ma non sufficiente a minimizzare il rischio: i sistemi interni possono contenere documenti, credenziali, flussi approvativi e informazioni operative cruciali per preparare attacchi futuri.

Questi attacchi si sono verificati dopo controlli straordinari in cui molte società avevano autovalutato le proprie difese come adeguate. Ciò solleva interrogativi sulla governance della sicurezza: le checklist interne, pur utili, non possono sostituire verifiche indipendenti, test continui e simulazioni di attacco per valutare l'efficacia delle difese.