Gli agenti AI rappresentano una delle frontiere più discusse e promettenti nel panorama tecnologico attuale. Questi assistenti intelligenti sono progettati non solo per elaborare informazioni, ma per eseguire azioni complesse per conto dell'utente, promettendo di rivoluzionare l'interazione digitale. Tuttavia, l'entusiasmo generato dalle dimostrazioni si scontra con una realtà d'uso quotidiano che si rivela, per ora, più cauta e limitata.

Un esempio emblematico arriva da Uber. La società ha recentemente rivelato, durante la sua call sugli utili del terzo trimestre, dati che mettono in prospettiva l'adozione degli agenti AI.

Nella settimana di Halloween del 2026, un periodo notoriamente caratterizzato da un'intensa attività, sono state registrate appena quattro corse prenotate tramite un agente AI. Questo numero appare quasi insignificante se confrontato con i circa 320 milioni di viaggi e ordini complessivi gestiti da Uber e Uber Eats nello stesso intervallo di tempo.

Il divario tra aspettative e realtà d'uso degli agenti AI

Questi dati sono particolarmente rilevanti poiché provengono da una piattaforma come Uber, che ha fatto della rapidità, della geolocalizzazione e della ripetibilità delle transazioni i suoi punti di forza. In teoria, gli agenti AI dovrebbero eccellere proprio in operazioni come la prenotazione di una corsa, l'ordinazione di un pasto o il completamento di un pagamento, semplificando ulteriormente processi già efficienti.

Nella pratica, però, l'azienda osserva una trazione ancora minima per queste soluzioni.

Dara Khosrowshahi, CEO di Uber, ha descritto questa fase come “molto precoce”, pur ribadendo l'interesse dell'azienda verso gli assistenti di terze parti. Questi potrebbero, in futuro, rappresentare un canale aggiuntivo per accedere alla piattaforma, ma il loro impatto attuale è marginale. La ragione più evidente di questa discrepanza risiede nel vantaggio competitivo intrinseco delle app native.

Considerando che prenotare una corsa tramite l'app richiede circa 50 secondi e riordinare un pasto preferito su Uber Eats ne impiega circa 90, l'intermediazione di un agente AI rischia di introdurre passaggi aggiuntivi, anziché eliminarli.

Il nodo cruciale non è solo tecnologico, ma riguarda profondamente la user experience. Un agente diventa realmente utile ed efficace solo quando riesce a ridurre concretamente il tempo, l'attrito o la complessità di un'azione per l'utente finale.

Uber Eats: il delivery non decolla tramite l'automazione agentica

La stessa dinamica si osserva nel settore del food delivery. Uber Eats ha registrato circa 500 ordini generati da agenti AI, una cifra che si dissolve quasi completamente di fronte ai volumi complessivi della piattaforma. Sebbene gli assistenti virtuali siano tecnicamente in grado di connettersi ad account personali, navigare siti, effettuare prenotazioni e completare acquisti, ciò non si traduce automaticamente in una preferenza da parte degli utenti per attività già ottimizzate all'interno delle app native.

Il punto focale è che le piattaforme di delivery e mobilità hanno investito anni nella costruzione di interfacce utente estremamente efficienti. Queste si basano su dati storici, preferenze salvate, indirizzi predefiniti e sistemi di pagamento già configurati. In questo scenario, gli agenti AI non si trovano a competere con un processo lento o macchinoso, ma con un'abitudine d'uso consolidata e incredibilmente rapida, che offre un'esperienza diretta e senza frizioni.

Il futuro del mercato agentico: una promessa ancora da concretizzare

Il caso di Uber offre una prospettiva realistica, ridimensionando l'idea che il cosiddetto “agentic web” sia già pronto a sostituire in massa le applicazioni e i marketplace tradizionali.

Sebbene la tecnologia degli agenti AI sia in continua evoluzione e prometta scenari futuri di automazione avanzata, per il momento essa si configura più come una promessa tecnologica che come un canale di interazione dominante e ampiamente adottato dagli utenti per servizi quotidiani come il ride-sharing o il food delivery.

La sfida per gli sviluppatori di agenti AI sarà quella di dimostrare un valore aggiunto inequivocabile, superando la comodità e l'efficienza già offerte dalle app native, per trasformare l'automazione agentica in una soluzione realmente preferibile per il grande pubblico.