Commentare una serie televisiva di così grande successo come Breaking Bad, definita dal "Times" di LA il miglior show televisivo di sempre, è un'impresa ardua. Dopo l'ultima puntata, "FeLiNa" (in Italia verrà trasmessa sabato sera) i fan hanno speso miriadi di commenti sulla serie che ha stravolto l'industria televisiva. Il segreto di questo successo è da ricercare in quella irriverenza tipica americana, un carattere in totale contrasto con il perbenismo della società, ma ciò che spaventa, è che il protagonista della serie non è lo stereotipo del male.

Bensì un personaggio mite, un professore di liceo, che cova dentro di sé un lato criminale, un uomo medio qualunque, posto davanti ad un bivio, il più importante della sua vita, ristretta dal tumore ad altri due anni.

Meta… Morfosi:

La serie racconta le tribolazioni dell'animo di una persona. Lo capiamo nella prima puntata, quando lo stesso Walter spiega che la chimica "E' lo studio del cambiamento: creazione, dissoluzione, crescita e decadimento ed è la vita". Il tema di BB è proprio questo: il cambiamento, l'ascesi, la decaduta della materia che caratterizza ciò che noi chiamiamo esistenza, vita. Il "nostos" introspettivo del protagonista che lo porterà ai confini della sua coscienza e che, in maniera anche più che umana, lo porterà a varcarli.

Proprio come i composti chirali, speculari ma opposti, che reagiscono diversamente con il circostante così Walter stesso arriva nel corso delle puntate a mostrare la sua Nemesi.

Gilligan riesce a rappresentare le paure dell'uomo medio del XXI secolo: l'angoscia dell'economia familiare, sopravvivere alle mille delusioni che assediano le nostre azioni, riuscire a sconfiggere una malattia incurabile. Inoltre stigmatizza un carattere dinamico all'interno della serie che arriva a misurare la propria tracotanza con il suo destino; destino che non è in questo caso un'entità divina ma una legge scientifica.

Questione di fisica:

Un'altra possibile chiave di lettura della serie ruota intorno alla teoria del fisico tedesco Heisenberg, che enuncia l'impossibilità di misurare con precisione una grandezza fisica perché nel tentativo di analizzarla si altera inevitabilmente tale fenomeno.

Così in BB le azioni umane si svolgono sotto l'egida della scienza. Quanto più i protagonisti pianificano le loro azioni tanto meno riescono a prevedere le reazioni che ne scaturiranno, modificandone l'esito e trovandosi così ad essere succubi del Fato.

Walter, in maniera rocambolesca e spesso trascinato dagli eventi, sbarazza la concorrenza e diventa il padrone della metanfetamina, fonda  un impero di spaccio internazionale anche versando del sangue innocente, riuscendo perfino a scampare alla cattura dei federali. In questa epopea egli perde tutti i valori che lo spinsero a prendere cattive strade; se il fine iniziale era fare soldi per la famiglia, ciò che spingerà Heisenberg a continuare la sua attività sarà la propria autoaffermazione.

"Say my name" dirà ai nuovi narcos del cartello "Say my name".  Produrre metanfetamine l'ha fatto diventare leggenda, lo fa sentire finalmente vivo. Il re però affronterà in completa solitudine la sua disfatta, che si concretizza in "Ozymandias" (poesia di P.B. Shelley dedicata al faraone Ramses II, che esprime proprio la débacle dei grandi tiranni).

Il re è solo:

Fondamentale è il rapporto con Scarface, anche Montana eseguirà una scalata nel mondo della droga che lo porterà a morire in solitudine, così Walter diventerà sempre più un boss solitario, ma che troverà la forza per non essere del tutto sopraffatto dalle conseguenze delle sue azioni. Il personaggio accetta la sua sorte, disprezzato dalla famiglia e da Jessy per cui più volte ha rischiato la vita.

Decide di effettuare la sua ultima imposizione volitiva nel mondo nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno. Due anni di vita. Gilligan crea così un racconto circolare dove tutto si stravolge, ma tutto in fondo rimane segnato.

Il regista intende mostrare le reazioni che conseguono alle cattive azioni e quanto siano imprevedibili e sconvolgenti; ne emerge una visione teleologica in cui l'uomo può solo giocarsi al meglio le carte distribuite dal destino che si è scelto.

Un ultimo insegnamento che ne possiamo trarre: non esistono caratteri stigmatizzati nel mondo, le nostre decisioni sono soggette alle circostanze che ci gravitano intorno e alle naturali conseguenze che consideriamo irrealizzabili oppure che sfuggono dalle nostre previsioni, lasciandoci così come ultima possibilità quella di accettare lo stato attuale delle cose e cercare a modo nostro di imporci in esso.