E' stata trasmessa venerdì alle ore 23 sul canale Real Time, di proprietà della Discovery Italia, la prima puntata del programma "Il boss delle cerimonie".

Tale programma mette in scena i così definiti "matrimoni alla napoletana", tutti organizzati presso la location "La Sonrisa", castello di proprietà di Antonio Polese, detto Don Antonio, sito a Sant' Antonio Abate. All'insegna del kitsch, in sale caratterizzate dal pomposo arredo barocco, concerti neomelodici, ballerine seminude e serenate sotto i balconi, il nuovo programma diretto da Raffaele Brunetti, ha voluto mostrare la "tradizione napoletana", scatenando l'indignazione del popolo partenopeo che in essa non si rispecchia per nulla.

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Numerose le polemiche sui social network e, in particolare, sulla pagina facebook del canale "Real Time": "Nello spot del programma parlate di tradizione, di capoluogo campano, ma questi matrimoni non rappresentano Napoli"; "Chiediamo la chiusura del programma: non sono solo questi i napoletani!"; "Questi matrimoni non rappresentano affatto Napoli e il sud, questo programma mette in cattiva luce Napoli e i napoletani, attraverso i soliti stereotipi pacchiani e di cattivo gusto".

Il boss delle cerimonie su Real Time
Il boss delle cerimonie su Real Time

Pronta la risposta da parte della redazione di Real Time: " Non è trash, è passione", così li definisce Laura Carafoli, produttrice della trasmissione.

Ma i napoletani non ci stanno. Grandissimo seguito ha avuto la pagina facebook "Chiediamo la chiusura del programma Il boss delle cerimonie", creata da Federico Arienzo, Vicepresidente della municipalità 2 di Napoli. Da buon napoletano, esprime così le sue intenzioni: "Ho creato questo spazio per condividere le azioni che da Vicepresidente della municipalità 2 di Napoli ho intrapreso dopo quello che ho visto ieri sera a Real Time.

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Ho 34 anni, cresciuto fischiettando una canzone di Pino Daniele, sorridendo amaramente ad un film di Troisi, guardando le smorfie dolorose e comiche al tempo di Totò, ammirando le commedie di Eduardo, veri affreschi della storia del mio popolo. Vedere ancora una volta la mia Napoli raccontata in quel modo mi ha fatto male ed ho deciso di alzare la voce per poter dire che quella trasmissione rappresenta uno spaccato di una società che puoi trovare a Napoli, come a Bari, Roma o Palermo.

Il messaggio che a Napoli siamo tutti così, che tutti i napoletani siano come quelli ripresi non poteva essere tollerato. "Nel giro di pochissime ore la pagina risulta avere già 5939 iscritti, il cui obiettivo, come espresso da Arienzo, non è quello di criticare tali persone e il loro modo di far festa, ma piuttosto l'intenzione della produzione di tale programma che fa passare tali folcloristici festeggiamenti come "tradizione napoletana".

Anche attraverso Twitter, napoletani e non, hanno espresso il loro dissenso, e l' hashtag #ilbossdellecerimonie è attualmente al terzo posto tra quelli più usati sul social.

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Questi i commenti in merito: "Il boss delle cerimonie è il vero il peccato e la vergogna"; "Il trionfo del trash e non del napoletano e del campano"; "E' da ieri che mi chiedo se il boss delle cerimonie sia uno spin off di Malattie imbarazzanti!".

Chissà se tale sdegno sarà ricompensato. Difficile che la redazione accetterà di chiudere il programma "Il boss dei matrimoni", dato l'enorme successo e il gran numero di ascolti. E' andata in onda solo la prima puntata, infatti, è a potuto registrare il 4% di share, circa 650.000 persone in ascolto, di fronte alla media del canale che registra il 2%. La produzione ha recentemente dichiarato che il programma ha riscosso grande successo e, per tale motivo, le quattro puntate previste non saranno sospese.

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