La notizia è stata comunicata venerdì scorso dall'Anica, l'associazione nazionale industrie cinematografiche e dall'Apt, l'associazione produttori televisivi, che nel loro comunicato congiunto hanno informato che a partire dal 7 novembre la fornitura di armi a uso scenico sarà sospesa e quindi dovranno fermarsi tutti i set cinematografici di film d'azione. Niente scene di sparatorie, quindi, nelle fiction italiane e ciò preoccupa molti produttori di serie televisive poliziesche a partire dl produttore Pietro Valsecchi che ha attualmente in produzione Squadra mobile e Squadra Antimafia.

Lo stesso Valsecchi ha dichiarato che non sa come comportarsi e che, se qualcosa non cambierà, sarà costretto ad andare fuori dall'Italia per girare le scene in cui vengono usate armi da fuoco. Intanto si è già tutelato girando in fretta tante scene di sparatorie prima dell'entrata in vigore del divieto. Naturalmente si annunciano perdite economiche ingenti. Lo stop alle forniture di armi sceniche è dovuto alla legge che regolamenta l'uso e la detenzione di armi a scopo cinematografico, cambiata da una commissione con la dicitura "norme tecnicamente opinabili, oggettivamente inapplicabili".

Valsecchi sostiene che questa sia una legge tipicamente italiana e spiega che su un set cinematografico si spara con armi vere, come del resto anche in Europa ma sono armi modificate dalle fabbriche che applicano un dispositivo che impedisce alle pallottole di uscire, sparando praticamente a salve. Da tempo la Commissione del Ministero degli Interni aveva pensato di cambiare le cose ed infatti venerdì la notizia del blocco delle forniture e il fermo dei relativi set cinematografici, in quanto, secondo le armerie, le modifiche non possono essere accettate e le armi quindi non possono essere certificate.

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Alla domanda del perché non vengano usate armi giocattolo, Valsecchi risponde che la differenza si noterebbe per una questione di peso: le armi giocattolo essendo più leggere, cambierebbero il modo in cui l'attore, che interpreta l'assassino o il poliziotto, instaura un rapporto con la pistola che non si potrebbe  creare se l'arma in questione fosse un giocattolo. Valsecchi conclude con la speranza che il problema venga risolto perché si tratterebbe di fermare un'industria che in Italia dà lavoro a migliaia di persone.

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