The Last Dance è, senza alcun dubbio, la serie documentario che tutti gli appassionati di Basket, e non solo, stavano aspettando. Una serie unica nel suo genere, con protagonista assoluto un atleta capace di trascinare il gioco del basket ad un livello superiore e irraggiungibile per chiunque, perchè Michael Jordan sta al basket, come Beethoven sta alla musica e Leonardo Da VInci all'arte.

La docu-serie proposta da ESPN e visibile su Netflix, racconta l'ultima stagione del fuoriclasse statunitense ai Chicago Bulls e ripercorre, con continui flashback, anche la vita e la carriera di MJ, dal liceo all'università, fino agli esordi in NBA.

I primi due episodi

Lunedì 20 aprile, Netflix ha reso disponibili i primi due attessissimi episodi della durata di circa 55 minuti ciascuno e, ogni inizio settimana, saranno due gli episodi visibili per un totale di dieci. In periodo di quarantena, un toccasana per tutti gli sportivi.

La narrazione inizia alla fine della stagione 1996/ 1997, che ha appena incoronato i Chicago Bulls Campioni NBA per la quinta volta. Il general Manager Jerry Krause è convinto che sia finito un ciclo e vorrebbe rifondare la squadra cedendo alcuni giocatori fin lì fondamentali, primo fra tutti Scottie Pippen.

Pippen è il secondo violino dei Bulls, il fidato e indispensabile "Robin" di Michael "Batman" Jordan, ed è ormai ai ferri corti con Krause.

Inoltre, è scontento del suo bassissimo stipendio, frutto di uno sconsiderato accordo preso nel 1991 col proprietario Michael Reinsdorf.

Jerry Krause è considerato un ottimo GM, ma i rapporti interpersonali non sono certamente il suo punto di forza. Anche con coach Phil Jackson il legame è pressochè inesistente e Krause vorrebbe sostituire già a fine stagione il guru che ha guidato Michael e i Bulls a dominare gli anni '90.

Jordan non è d'accordo, è convinto che la squadra debba perdere il suo dominio sul campo e non essere smembrata in quella maniera, e Reinsdorf è costretto a riportare Phil Jackson sulla panchina dei "Tori" per un ultima stagione. Quello è l'accordo ma sarà la sua ultima stagione a Chicago.

The Last Dance

Per Phil Jackson si prospetta una stagione non semplice, con una squadra apparentemente a fine ciclo. Come ogni anno, è alla ricerca di un leitmotiv per tenere alta la concentrazione e fissare gli obiettivi da raggiungere e non può che essere The Last Dance, l'Ultimo Ballo. Perchè quella sarà l'ultima stagione con i suoi ragazzi e l'obiettivo è il sesto anello NBA.

La stagione inizia senza Scottie Pippen, infortunato e ormai convinto di lasciare Chicago, e una serie di sconfitte mette a dura prova Michael Jordan e i suoi compagni.

Di tanto in tanto, si torna indietro nel tempo e il regista racconta, con tatto e sapienza, gli inizi di Michael Jeffrey Jordan, dai difficili anni del liceo alla Laney High School al passaggio all'università di North Carolina.

Tra interviste a familiari, ex giocatori e commentatori sportivi, si arriva all'esordio in NBA e al primo, spettacolare anno da Rookie, che lo incorona fin da subito come la stella nascente del basket mondiale.

Gli esordi e l'impatto con l'NBA

Diverse le immagini inedite dell'ultima stagione ai Bulls e tanti i commenti del fuoriclasse. In uno dei tanti aneddoti, racconta di quando nel 1984, giovanissimo e appena arrivato in NBA, trovò in una stanza d'albergo tutti i suoi compagni di squadra intenti a divertirsi con un "festino" a base di donne, fumo e cocaina. Erano i primi anni '80, anni in cui i Chcago Bulls erano relegati a comparse nel basket che conta.

Ma il 1984 fu anche l'anno in cui MJ cambiò per sempre la storia del basket.

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