Il 23 settembre 2026, nel corso del programma pomeridiano BellaMa’ su Rai2, il conduttore Pierluigi Diaco ha offerto una profonda riflessione sui temi della tolleranza, dell’inclusione e della lotta all’omofobia. Diaco ha scelto di condividere un episodio personale significativo, legato alla sua unione civile con Alessio Orsingher, per illustrare come lui e il compagno abbiano affrontato la celebrazione di quel momento speciale davanti ai figli piccoli dei loro amici.

Il ricordo dell’unione civile e la naturalezza dei bambini

In vista della cerimonia, Diaco ha raccontato di essersi posto, insieme ad Orsingher, una domanda molto concreta e sentita: come avrebbero potuto reagire dei bambini di età compresa tra i tre, i cinque o gli otto anni di fronte alla visione di due uomini che si univano civilmente.

Il quesito non nasceva dalla volontà di celare la loro relazione, bensì dal desiderio di vivere quel passaggio fondamentale con la massima semplicità e spontaneità, evitando di appesantire i più piccoli con spiegazioni complesse o artificiose, costruite dal mondo adulto.

La soluzione adottata fu quella di porre la naturalezza al centro della festa. In un gesto di profonda sensibilità, Diaco e Orsingher decisero di non sedersi al tradizionale tavolo con i rispettivi genitori, ma di pranzare direttamente con i bambini degli amici. Il conduttore ha descritto quell’esperienza come un momento di grande serenità, vissuto in un clima di totale assenza di imbarazzo o forzature. Da questa esperienza intima e significativa, Diaco ha tratto una conclusione fondamentale per la sua riflessione: i bambini, con la loro innocenza e il loro sguardo libero, osservano il mondo e ciò che accade intorno a loro senza pregiudizi.

Spetta poi agli adulti e, in particolare, ai genitori, il compito delicato e cruciale di orientarli e guidarli nella costruzione di una solida scala di valori.

La posizione di Diaco nel dibattito pubblico

Questa narrazione personale di Diaco è giunta in un momento di acceso dibattito pubblico, alimentato dalla proposta avanzata da Roberto Vannacci, che mirava all’introduzione in televisione di una specifica fascia protetta, destinata a salvaguardare i telespettatori da contenuti definiti “gender” e omosessuali. Interpellato direttamente sull’iniziativa politica, Diaco ha scelto di mantenere una posizione di riserbo, declinando ogni commento in merito.

La sua decisione è stata motivata dal suo ruolo di conduttore Rai e di volto del servizio pubblico.

Diaco ha spiegato di ritenere doveroso, in virtù della sua posizione, non entrare nel merito delle dichiarazioni o dei programmi proposti dai leader politici. La sua attenzione, pertanto, è rimasta saldamente ancorata al piano umano e televisivo. A BellaMa’, Diaco ha preferito utilizzare un episodio tratto dalla sua vita privata per affrontare temi universali come la convivenza, il rispetto e la spontaneità, evitando così lo scontro diretto su questioni politiche controverse. Il cuore del suo messaggio risiede nell’idea che l’inclusione non debba necessariamente passare attraverso formule complesse o elaborate, ma possa manifestarsi anche e soprattutto nella normalità e nella semplicità con cui gli adulti scelgono di presentare e vivere le relazioni umane di fronte ai bambini.