In un'intervista profonda e toccante rilasciata a Verissimo, andata in onda su Canale 5 il 20 settembre 2026, lo scrittore e scultore Mauro Corona ha condiviso aspetti particolarmente dolorosi della sua esistenza. Davanti a Silvia Toffanin, Corona ha affrontato apertamente il tema delle sue colpe, dei tradimenti e delle complessità nei rapporti con la moglie e con gli amici, giungendo alla conclusione di non cercare il perdono altrui, ma piuttosto quello di se stesso.

La confessione intima a Silvia Toffanin

L'intervista ha assunto un tono profondamente intimo quando Mauro Corona si è commosso nel ricordare Ferruccio, un suo caro amico scomparso.

Da quel momento, il dialogo si è trasformato in un bilancio personale senza sconti. L'autore si è descritto con franchezza, definendosi possessivo, geloso, verbalmente violento e traditore. Ha spiegato di aver sentito l'esigenza di mostrarsi per ciò che egli stesso ritiene di essere, sottolineando che la sua non era una richiesta pubblica di assoluzione, bensì un passaggio fondamentale per affrontare la propria storia con onestà.

Nel corso del colloquio con la conduttrice, Corona ha riflettuto anche sulle scuse che ha rivolto nel corso della sua vita, precisando che la questione non si esaurisce nel rapporto con chi ha subito un torto. Il fulcro del suo racconto è rimasto il confronto con la propria coscienza: ha affermato di essere capace di perdonare gli altri, ma di non necessitare del perdono altrui come via per la propria liberazione interiore.

Il suo discorso ha così posto al centro la responsabilità individuale, senza tentare di edulcorare le parole utilizzate per descrivere se stesso e il proprio passato.

Il dramma del fratello e l'infanzia difficile

Una sezione particolarmente intensa dell'intervista ha riguardato la tragica scomparsa del fratello in giovane età. Mauro Corona ha rievocato il fratello, che aveva quasi diciassette anni quando lasciò la casa familiare per cercare lavoro, e che in seguito morì annegato in una piscina. Il suo racconto ha evidenziato circostanze rimaste misteriose e mai del tutto chiarite: un taglio alla testa, il sospetto di una rissa, la presenza di altri ragazzi sul luogo e l'assenza di una spiegazione definitiva sugli eventi.

Lo scrittore ha confessato che quella vicenda lo ha segnato profondamente e non lo ha mai abbandonato.

Il ricordo del fratello si intreccia indissolubilmente con quello di un'infanzia vissuta in un ambiente domestico che Corona ha descritto come dominato dalla paura. Ha parlato apertamente di un padre violento, di punizioni durissime e di episodi che hanno lasciato profonde cicatrici nella sua memoria e nella sua formazione. L'atmosfera di terrore e la severità paterna hanno plasmato i suoi primi anni di vita, influenzando in modo significativo il suo percorso.