Barbara Hary, ex compagna del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, è intervenuta pubblicamente per fare chiarezza sulle condizioni di salute dell’intellettuale, attualmente ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. L’intervento di Hary, avvenuto nel corso del programma televisivo “La volta buona”, si è concentrato sul ricovero di Sgarbi, iniziato il 30 settembre 2026 a causa di una polmonite, e ha avuto come fulcro la difesa della figlia Evelina Sgarbi. Le sue dichiarazioni si collegano direttamente all’esposto presentato dalla giovane, con il quale sono stati richiesti chiarimenti urgenti sulla gestione sia sanitaria che patrimoniale del padre.

La vicenda continua a essere caratterizzata da diverse interpretazioni e letture provenienti dall’ambiente familiare, rendendo il quadro complesso e articolato.

La difesa di Evelina Sgarbi e l'esposto per la trasparenza

Nel suo intervento, Barbara Hary ha fermamente respinto l’immagine di Evelina Sgarbi come una figura animata da intenti ostili o opportunistici. Ha sottolineato come la figlia del critico d’arte sia stata, a suo dire, oggetto di una narrazione negativa, che non riflette la sua reale intenzione. La ricostruzione fornita da Hary pone al centro l’esigenza di ottenere chiarezza e trasparenza, piuttosto che una mera contrapposizione personale o familiare. L’ex compagna di Sgarbi ha rivelato di aver accompagnato la figlia in ospedale, evidenziando la sua vicinanza e il sostegno alle iniziative di Evelina.

L’esposto presentato da Evelina è stato descritto da Hary come un passo fondamentale e necessario, maturato in seguito a una serie di eventi che, a suo giudizio, richiedevano un’attenzione approfondita e verifiche concrete. Le preoccupazioni espresse riguardano specificamente due ambiti cruciali: la gestione sanitaria e la gestione patrimoniale di Vittorio Sgarbi. Secondo Barbara Hary, entrambi questi settori devono essere improntati alla massima verificabilità e trasparenza, per garantire la tutela degli interessi del critico d’arte.

Il ruolo di Evelina Sgarbi viene quindi delineato come quello di una figlia che, in un contesto familiare delicato e teso, cerca attivamente risposte e certezze riguardo al benessere e agli affari del padre.

Hary ha voluto rimarcare che l’obiettivo non è alimentare polemiche mediatiche, ma piuttosto insistere sulla disponibilità di documenti e controlli ufficiali. In questa prospettiva, l’esposto non è da intendersi come un atto ostile nei confronti di Vittorio Sgarbi, bensì come uno strumento legittimo per fare piena luce sulla situazione.

Il dibattito sulle condizioni di salute: depressione o patologie fisiche?

Un aspetto particolarmente rilevante dell’intervento di Barbara Hary ha riguardato la narrazione relativa a una presunta depressione di Vittorio Sgarbi. Hary ha categoricamente definito fuorviante l’idea che una grave depressione possa essere considerata la spiegazione principale o esclusiva della sua attuale condizione.

Ha insistito sulla necessità di valutare il quadro clinico complessivo attraverso un’analisi approfondita delle cartelle cliniche e della documentazione medica ufficiale.

La posizione di Hary opera una chiara distinzione tra eventuali difficoltà di natura psicologica e le condizioni fisiche di Sgarbi, che potrebbero essere aggravate da patologie preesistenti. Questa differenziazione è cruciale per comprendere appieno lo stato di salute del critico d’arte. La richiesta di verifiche e di accesso ai documenti non si limita, pertanto, alla mera ricostruzione pubblica dello stato di salute, ma si estende anche all’influenza che tale narrazione può esercitare sulla percezione e sulla legittimità delle decisioni prese in merito alla persona e al patrimonio di Vittorio Sgarbi.