Il Partito Socialista di Catalogna si spacca dopo la presa di posizione del leader Pere Navarro, che, in ossequio alla decisione della direzione centrale del partito, ha imposto ai suoi 20 deputati di votare contro la mozione che richiede il trasferimento della competenza alla convocazione del referendum sovranista annunciato per il 9 novembre prossimo. Navarro ha specificato che il partito non tollererà difformità di voto e che la rottura della disciplina di voto condurrà a "conseguenze irreversibili".

Le reazioni dei deputati più vicini alle posizioni catalaniste non si sono fatte attendere: durissima la reazione di Àngel Ros, sindaco di Lleida, che ha deciso di dimettersi dal deputato regionale e ha criticato la decisione del partito di espellere i deputati che voteranno a favore della consultazione.

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Nelle file del PSC si contano però altre defezioni: altri tre deputati, infatti, sarebbero decisamente contrari al no, sostenendo che la mozione rispetti il programma elettorale del partito, in cui si chiedeva una soluzione pattizia e concordata col Governo centrale riguardo la questione catalana. Una quarta deputata sarebbe pronta a far verbalizzare il suo netto dissenso pur adeguandosi alla disciplina di voto.

Da quanto emerge oggi Navarro potrà contare sull'appoggio di almeno 15 dei 20 deputati socialisti in assemblea, anche se, a meno di clamorose sorprese, la mozione appoggiata dal Governo regionale dovrebbe essere approvata, avendo incassato l'appoggio di Sinistra Repubblicana, Iniziativa Verde e Sinistra Alternativa. Rimane da vedere come reagirà il Governo nazionale che, già nel mese di dicembre scorso, ha nettamente escluso la possibilità che questo referendum possa aver luogo e che possa avere una qualsiasi valenza giuridica.

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