La crisi in Burkina Faso è giunta ad una svolta decisiva: Blaise Campoaré ha rassegnato ufficialmente le proprie dimissioni e il Capo dello Stato Maggiore dell'Esercito Honoré Tabere Traoré si è autoproclamato a capo del paese. La decisione era nell'aria già da ieri sera, quando l'esercito burkinabè aveva decretato l'immediato rispetto del coprifuoco e la futura formazione di un esecutivo di transizione della durata di un anno, aperto a tutte le forze politiche del Paese. Una decisione che ha confermato i timori delle opposizioni che, per mezzo del portavoce Bénéwéndé Sankara, aveva denunciato, già nei momenti cruciali dello scontro, il tentativo di colpo di stato da parte dell'esercito, chiedendo a Traoré e ai suoi uomini di agire in maniera conforme all'interesse della popolazione per evitare ulteriori violenze e spargimenti di sangue.

Nella sola giornata di ieri, infatti, ci sono stati 30 morti e centinaia di feriti negli scontri a Ouagadougou.

Questa svolta non pare aver sedato gli animi dei manifestanti: anche oggi decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare, prendendo d'assalto anche la sede dello Stato Maggiore dell'esercito con l'obiettivo di ottenere le dimissioni di Traoré, considerato troppo vicino al Presidente. Nel frattempo è incerta la sorte di Kwamé Lougué, l'ex ministro acclamato dai manifestanti: il generale sarebbe stato arrestato o comunque messo sotto custodia da parte dell'esercito. A quanto si apprende l'ex generale si stava recando in Piazza Nazionale, cuore delle proteste antigovernative nella capitale, per unirsi ai manifestanti.



Tutte le mediazioni si sono, quindi, rivelate inutili, così come gli ultimi tentativi di Campoaré di evitare le dimissioni: nella tarda serata di ieri l'ex Presidente aveva infatti comunicato di rinunciare alla modifica costituzionale alla base dei disordini degli ultimi giorni. Fallita anche quest'ultima soluzione, Campoaré ha rassegnato le dimissioni ed ha lasciato il paese per recarsi, secondo quanto emerge da alcune indiscrezioni, in Ghana, ponendo così fine ad un potere che durava ormai da 27 anni.



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