Matteo Renzi convoca la direzione del partito PD per lunedì 21 settembre 2015 alle ore 15,30 per proporre ed ottenere dalla stessa l'approvazione del testo sulla modifica del Senato. Ieri invece, 16 settembre, ha chiesto ed ottenuto, tramite il senatore Zanda, alla conferenza dei capigruppo, la programmazione per la discussione del testo di riforma di cui sopra. Sin da oggi, giovedì, il testo è approdato in aula e la discussione riprenderà anche domani venerdì  Nella conferenza dei capigruppo vi è stato un scontro, a quanto descrive La senatrice Loredana De Petris, tra maggioranza ed opposizione.

Elevato il numero degli emendamenti

Sul disegno di legge sono stati presentati migliaia di emendamenti e FI, Sel e Lega si sono resi disponibili a ritirarli in cambio di proseguire l'esame del testo in Commissione Affari Costituzionali.

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Zanda ha spiegato di aver chiesto la calendarizzazione del ddl sulle riforme, anche in presenza del ritiro di 500000 emendamenti della Lega, considerando il gesto, una manovra politica. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha invitato la senatrice Anna Finocchiaro ad illustrare i motivi secondo i quali ha dichiarato non ammissibili, in Commissione Affari Costituzionali, gli emendamenti al citato disegno di legge. Renzi segue l'iter dei provvedimenti e ne accelera il percorso.

Sono giorni di intenso lavoro per la politica: da una parte le riforme di cui sopra, con tutte le difficoltà oggettive, dall'altra la legge di stabilità che dal 2009 ha sostituito l'ex legge finanziaria. Per fortuna quest'ultima porta buone novità agli italiani perchè si preannunciano tagli sull'Imu e Irap agricola, i comuni verranno indennizzati dallo stato, oltre all'eliminazione della Tasi.

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Non vi saranno aumenti di tasse.

Nel 2017 è prevista la "digital tax" a carico dei colossi informatici (Google, Apple ecc.). Per le pensioni (flessibilità in uscita), a seguito di dichiarazioni del ministro competente, non vi sono disponibilità per sostenere l'impegno, ed il provvedimento sarà rimandato al prossimo anno 2016.  #Pierluigi Bersani #Matteo Renzi