Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, è deciso ad andare avanti. Dopo lo scandalo conseguente alla questione del settore sanità, l'aula ha bocciato la mozione di sfiducia nei confronti dell'esponente della #Lega Nord. Ricordiamo che il testo era stato presentato da Patto Civico e dal Partito Democratico, appoggiato anche dal Movimento di Beppe Grillo. Il risultato parla chiaro: 45 voti contrari e 31 favorevoli.

Bocciata la mozione di sfiducia contro Maroni

Al termine della votazione, Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio Regionale, è stato costretto ad espellere gli esponenti del M5S per la 'bagarre' creatasi, tra le urla dei componenti della maggioranza.

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La reazione di Maroni è stata praticamente immediata ed è apparsa sul social network Facebook: 'La maggioranza ha respinto la mozione di sfiducia presentata nei miei confronti. Ringrazio tutti i componenti del Consiglio regionale per la fiducia che mi hanno accordato. Anzi, quello che è successo oggi mi da nuovi stimoli e, per questo motivo, non solo non mi dimetto, ma mi ricandido alle elezioni regionali che si terranno nel 2018, allo scopo di far rivincere lo schieramento del centrodestra'.

Protesta dei Giovani del PD e di Rifondazione Comunista

Stessa situazione di marasma generale si è avuta fuori dal Consiglio Regionale, con striscioni e manifestanti che, dopo i 21 arresti per tangenti nella sanità, hanno chiesto a gran voce di dare le dimissioni. Tra questi, grande movimento è stato creato dai giovani simpatizzanti democratici che, con alcuni cartelli, hanno chiesto un passo indietro di Maroni con espressioni anche contro il leader del 'Carroccio', #Matteo Salvini.

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Infatti, Davide Skè, segretario dei giovani democratici milanesi, ha evidenziato che 'rispetto ai tempi di Formigoni non è cambiato assolutamente nulla'. La protesta, infine, è arrivata anche da un gruppo di Rifondazione Comunista con lo striscione: 'Scopiamo via Maroni'.

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