Avrebbe dovuto consegnare entro il 30 settembre un progetto di riforma organica sui sistemi ADR, ovvero i sistemi di soluzione delle controversie alternative al giudizio, ma la commissione nominata a marzo dal ministro della #giustizia Andrea Orlando pare aver mancato l'appuntamento. Secondo quanto anticipato da Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi e dai malumori che trapelano nei corridoi degli addetti ai lavori, in particolare tra i professionisti che operano nel campo della mediazione civile, la commissione presieduta da Guido Alpa avrebbe chiesto una proroga anche se una prima bozza di idee verrà comunque consegnata al ministro.

Il disaccordo in commissione

Ufficialmente il motivo di questo ritardo sarebbe il disaccordo tra i membri della commissione su alcuni punti della proposta in merito alla quale, però, vige il più stretto riserbo (e anche questo non viene letto come un buon segnale).

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L'eccessiva segretezza dei lavori della commissione stanno creando un clima di diffidenza verso ciò che potrebbe uscir fuori. Il rischio e la paura di un'ennesima riforma strampalata che penalizzi i sistemi ADR anzichè incentivarli è sempre dietro l'angolo, viste anche le esperienze del passato che hanno messo in ginocchio più volte gli operatori ADR. I sistemi ADR vigenti in Italia sono, lo ricordiamo, la mediazione civile, la negoziazione assistita da avvocati e l'arbitrato. Nell'ottica di degiurisdizionalizzare sempre di più il carico giudiziario, il ministro Orlando aveva incaricato la commissione di lavorare ad un progetto di armonizzazione delle varie leggi vigenti che disciplinano tali sistemi.

Le difficoltà della mediazione

I sistemi ADR, in particolare la mediazione e la negoziazione, non hanno avuto una gestazione facile in Italia.

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La mediazione, in particolare, è stata ed è tuttora fronteggiata e ostacolata da una buona parte del mondo dell'avvocatura. Tra le critiche più aspre vi è quella dell'obbligatorietà del tentativo di mediazione per alcune materie che, secondo parte dell'avvocatura, creerebbe un vero e proprio intralcio di accesso alla domanda giudiziale. A questo si aggiunge la critica degli avvocati verso la figura professionale del mediatore non necessariamente avvocato e non necessariamente laureato in discipline giuridiche. Secondo quanto trapelato dagli ambienti vicini alla commissione è proprio quello dell'obbligatorietà un punto focale dei lavori. Pare che in molti stiano spingendo per l'estensione dell'obbligatorietà a più materie mentre una minoranza ne chiede l'abolizione per rendere la mediazione solo facoltativa. Inoltre si parla della possibilità di inserire obbligatoriamente nei contratti le clausole che prevedono il passaggio prima dalla mediazione e poi dall'arbitrato in caso di controversia.

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La causa giudiziaria diventerebbe quindi un'extrema ratio. Proprio il compromesso tra mediazione e arbitrato potrebbe aprire le porte ad un accordo. L'arbitrato garantirebbe all'avvocatura un ruolo fondamentale nella gestione del contenzioso e per questo potrebbe chiudere un occhio sull'obbligatorietà della mediazione.

Il Governo al lavoro per la riforma al processo civile

A parere di chi scrive il problema della mediazione sta invece proprio nella sua eccessiva proceduralizzazione e nella sua mancata separazione dall'ambiente legale/giudiziario. In questo modo viene interpretata come un passaggio di un più ampio meccanismo che basa la sua finalità sul procedere o meno alla causa giudiziaria e non viene colta per il suo ampio e importante ruolo culturale e sociale. La professione del mediatore è profondamente diversa da quella dell'avvocato e non è automatico che un avvocato possa fare bene il mediatore e viceversa. Anzi, tutt'altro. Per questo occorre il coraggio di sganciare le ADR dalla visione puramente deflattiva e farne occasione di rinnovamento culturale in una società troppo conflittuale. Ma non sappiamo se nella commissione ministeriale si sia mai discusso di questo. #politica