"Nella logica del futuro come occasione, a me piacerebbe provare a rovesciare qualche luogo comune, rottamare qualche idea vecchia. Facciamo un esempio: stamattina è uscita la notizia che il governo (Monti, ndr) sta valutando di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Vedo l'entusiasmo che sale, bello toccare con mano il godimento intellettuale di tutti voi". Era il 30 settembre 2012 quando #Matteo Renzi, da una sala dell'Hotel Salus Terme di Viterbo gremita, ironizzava sull'arcinoto progetto di collegamento stradale e ferroviario tra Calabria e Sicilia. L'allora sindaco di Firenze - alle cui spalle campeggiava, a caratteri cubitali, lo slogan "Adesso!", scelto per le primarie del centrosinistra poi vinte da Pierluigi Bersani - non le mandava a dire, anzi.

Pubblicità
Pubblicità

Il giorno successivo, a Sulmona, ribadiva il concetto, accompagnandolo con quella dose di retorica che da sempre lo caratterizza: "Quale bellezza salverà l'Italia? Sicuramente quella delle opere d'arte, dei monumenti, delle chiese, delle biblioteche, dei luoghi in cui i bambini danno del tu al futuro, vale a dire le scuole. Oggi leggevo che nel governo è ripartita la discussione sul mettere o no 8,5 miliardi di euro per il ponte sullo Stretto di Messina: ma li investano nelle scuole, in un'edilizia scolastica indegna di un Paese civile, nelle cose concrete, anziché nei grandi progetti faraonici". Sembrano trascorsi secoli.

Oggi il premier, alla Triennale di Milano, si rivolge a Pietro Salini, amministratore delegato della Salini Impregilo, e rilancia proprio quell'opera che aveva additato come un gigantesco spreco di denaro pubblico: "È una sfida a voi: completare il grande progetto che Delrio chiama 'Napoli-Palermo' per non parlare di Ponte sullo Stretto, un collegamento che deve sottrarre la Calabria all'isolamento nel quale si trova, rendere la Sicilia più vicina e raggiungibile e portare 100mila posti di lavoro".

Pubblicità

Proclami che ricordano, in tutto e per tutto, quelli di chi ha occupato lo scranno di Palazzo Chigi fino al 2011 e che, a DiMartedì, fanno suggerire a Maurizio Crozza: "Fossi Berlusconi, denuncerei Renzi per plagio".