Secondo quanto riportato dal sito Fanpage, in Campania il livello di inquinamento delle zone che comunemente vengono circoscritte alla Terra dei Fuochi sarebbe molto più elevato di quanto non ci abbiano detto politici locali e governo italiano fino a questo momento. Ma andiamo con ordine: i giornalisti della testata partenopea sarebbero entrati in possesso delle analisi fatte in laboratorio sulle sostanze contenute nel suolo campano, anticipando così i dati definitivi che verranno resi noti a tutti solo la prossima settimana.

Al centro della bufera ci sono alcuni comuni nei dintorni di Castel Volturno (in provincia di Caserta), in cui sarebbe presente un tasso di inquinamento vicino al 90%, la cosiddetta soglia che vieterebbe a contadini e agricoltori di coltivare qualsiasi tipo di pianta o vegetale. Non solo, perché se paragonati a quelli dell'anno scorso dove si leggeva che appena il 2% del territorio sarebbe stato inquinato, i nuovi dati portano alla luce una realtà ben diversa, che amplifica il problema dell'inquinamento campano e apre scenari da brividi per coloro che ci vivono o che comunque mangiano i frutti di quelle terre rese "maledette" da coloro che le hanno utilizzate per sporchi fini economici.

L'inchiesta delle Iene e i comuni di Acerra e Caivano

Anche il programma televisivo Le Iene, fra l'altro, si era occupato del suolo partenopeo, scoprendo (grazie alla testimonianza di un boss della camorra) quanto si fosse sottovalutato il problema della Terra dei Fuochi e secondo i dati emersi dalle recenti analisi, i rifiuti tossici contenuti nel terriccio di Acerra e Caivano, tanto per nominarne un paio, sarebbero riconducibili all'industria nucleare, dato che tali terreni risultano contenere tracce di berillio, piombo e addirittura rame.

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In attesa, quindi, di scoprire tutti i risultati fatti dal team scientifico interministeriale, i consumatori farebbero meglio a leggere attentamente la provenienza dei cibi vegetali che quotidianamente vengono serviti sulle tavole delle famiglie italiane.

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