Il summit parigino si aprirà all'insegna dei problemi ambientali che comporta un'economia basata ancora sui combustibili fossili. Ma la conversione delle industrie, per farle aderire alla politica del "carbon free" non è certo gratuita: sarebbero 100 i miliardi di dollari all'anno che le nazioni ricche dovrebbero stanziare a favore di quelle povere fino al 2020, per dar loro l'opportunità di basare la propria crescita su un'economia "pulita".

La Conferenza mondiale sul clima

Più che un trattato la Conferenza mondiale dell'Onu sul clima porterà le vesti di un accordo. E' quello che tiene a puntualizzare il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius "Alcune delle clausole saranno legalmente vincolanti, non stiamo facendo letteratura." Quella della "decarbonizzazione" è una strada che abbiamo già imboccato e che sta producendo i primi risultati: già nel 2014 le emissioni di CO2 sono aumentate solo dello 0,5%, totalizzando 35,7 miliardi di tonnellate di CO2 immesse nell'aria.

I principali responsabili, per il 65% di queste emissioni, sarebbero sostanzialmente 4: Stati Uniti (15%), Cina (30%), Unione Europea (10%) e India (6,5%).L'Unione Europea nel 2014 è riuscita a tagliare le sue emissioni del 5,4% e benché non abbiano fatto lo stesso le altre 3 nazioni, Cina e Stati Uniti si sono distinte comunque per aver aumentato la loro percentuale di agenti inquinanti solo dello 0,9%. Differente è il caso dell'India, che non è riuscita a ridurre le emissioni e tanto meno ad incrementarle di poco: infatti è stato registrato un aumento delle percentuali di CO2 del 7,8%.

I provvedimenti che saranno presi

I provvedimenti non vincolanti che saranno presi a Parigi da 174 stati, riguardano principalmente la diminuzione delle emissioni e l'adesione ad una politica "carbon free".

Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre per il 2025 le proprie emissioni del 26-28% rispetto ai livelli del 2005, l'Unione Europea punta invece ad un ridimensionamento del 40% rispetto alle percentuali riscontrate nel 1995. Le promesse di Cina ed India sono invece più modeste: la prima si limiterebbe a raggiungere il proprio picco massimo di emissioni nel 2030 e solo in seguito a ridurle, la seconda invece vorrebbe estrapolare il 40% della propria elettricità da fonti rinnovabili nel giro di 15 anni.

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