Alla fine del mese gli italiani dovranno spostare in avanti di un'ora le lancette degli orologi. Infatti domenica 31 marzo, alle ore 2:00, tornerà l'ora legale. Il cambio dell'ora fa parte della direttiva europea 2000/84/CE, anche se è ancora in corso il dibattito sulla sua abolizione che, stando all'ultima richiesta avanzata dagli Stati membri, dovrebbe arrivare per il 2021.

L'idea di adottare questo sistema fu proposta per la prima volta da Benjamin Franklin nel 1784, ma non ebbe alcun seguito.

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Successivamente venne ripresa e migliorata dal costruttore britannico William Willett, trovando riscontri per venire incontro ad una serie di esigenze economiche legate alla Prima Guerra Mondiale. Infatti nel 1916 fu proprio la Camera dei Comuni ad approvare il British Summer Time, che sancì ufficialmente lo spostamento di un'ora in avanti delle lancette degli orologi nel periodo estivo. Dopo il Regno Unito, altri Paesi decisero di introdurre questa novità, giacché in tempo di guerra risultava fondamentale ottenere un rilevante risparmio energetico.

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L'Europa pensa di eliminare il cambio dell'ora

Nel mese di settembre dello scorso anno, la Commissione europea aveva lanciato una consultazione popolare online, con i cittadini che avevano espresso parere favorevole sull'abolizione dello spostamento dell'orario per una percentuale pari all'84% su circa 5 milioni di votanti. Tenendo conto anche di questi risultati, la Commissione guidata da Juncker aveva approntato una proposta di legge che sanciva al 31 marzo 2019 l'ultimo passaggio obbligatorio all'ora legale, chiedendo al contempo al Parlamento europeo di lasciare piena libertà agli Stati membri di decidere autonomamente sull'opportunità di eliminare o meno questa pratica.

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Inoltre bisogna sottolineare che, almeno in un primo momento, l'Unione europea aveva probabilmente un po' sottovalutato la portata di questo cambiamento, convinta che non avrebbe apportato grossi stravolgimenti soprattutto a livello economico.

Nonostante ciò, i Paesi membri hanno bloccato per adesso l'abolizione del passaggio dall'ora solare a quella legale, chiedendo maggior tempo per mettersi d'accordo e per lavorare al meglio al cambiamento, proponendo uno slittamento al 2021 dell'introduzione della novità.

Per quanto concerne l'Italia bisogna sottolineare che, stando ai dati Terna relativi al 2018, la presenza dell'ora legale ha avuto eccome dei risvolti sui consumi e sulle tasche dei cittadini. Infatti secondo l'operatore italiano per l'energia elettrica lo scorso anno con l'ora legale è stato possibile risparmiare circa 554 Gwh, ovvero un consumo medio pari a quello annuale di poco più di 200mila famiglie.

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Inoltre non è da sottovalutare la riduzione di emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, con un risparmio di circa 290mila tonnellate. Dunque, tenendo conto di queste cifre, probabilmente lo spostamento dell'orario non è così inutile come potrebbe sembrare.

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Tutte le soluzioni atte a contrastare l'inquinamento atmosferico rappresentano una scelta responsabile sia per noi che per le prossime generazioni.

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Di conseguenza, qualora per il 2021 l'Unione europea dovesse realmente decidere di lasciare piena libertà agli Stati membri sul ricorso o meno all'ora legale, ci potrebbero essere alcuni problemi. Innanzitutto emergerebbero una serie di fusi orari diversi a seconda dei vari Paesi: ad esempio tra le realtà scandinave e dell'Europa del Nord e quelle dell'area mediterranea c'è una collocazione geografica differente che certamente causerebbe degli orari differenti.

Inoltre il passaggio dall'ora solare a quella legale può avere, in alcuni casi, anche delle conseguenze sulla salute degli individui. Ad esempio alcune persone soffrono questo cambiamento come fosse una sorta di jet-lag, accusando problemi di insonnia, nausea e inappetenza. Al contempo, tenendo conto di una ricerca scientifica operata dall'Università del Michigan, è emerso che il lunedì seguente al fine settimana primaverile in cui avviene lo spostamento delle lancette comporta in media un aumento del 25% dei casi di infarto.

Probabilmente, proprio per tutti questi motivi economici, logistici e di salute, gli Stati membri dell'UE, seppur sostanzialmente d'accordo sull'abolizione del cambio d'orario, hanno chiesto una proroga fino al 2021 per studiare al meglio tutte le soluzioni da adottare per evitare di andare incontro ad una serie di fattori controproducenti.

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