Il Veneto si trova ad affrontare una situazione di carenza idrica definita “grave e persistente”, come evidenziato dai dati aggiornati a Venezia l'8 ottobre 2026. L'analisi del mese di settembre 2026 ha rivelato precipitazioni mensili ben al di sotto della media storica, culminando in un anno idrologico (ottobre 2025-settembre 2026) che si è chiuso con un deficit complessivo del 23%. Questo bilancio, particolarmente significativo al termine della stagione irrigua, prende in considerazione indicatori cruciali quali l'andamento delle piogge, le portate dei principali corsi d'acqua, lo stato delle falde sotterranee e le temperature registrate.
Specificamente, nel corso del mese di settembre 2026, il territorio veneto ha ricevuto una media di soli 89 millimetri di pioggia. Questo valore rappresenta un calo del 19% rispetto alla media trentennale (1991-2020), che si attesta sui 110 millimetri. Le precipitazioni sono state caratterizzate da una notevole disomogeneità e insufficienza: se da un lato la costa veneziana orientale ha sperimentato rovesci localizzati, anche violenti, che hanno causato allagamenti, dall'altro il deficit idrico ha continuato a manifestarsi in maniera acuta in aree come il Polesine e il Delta del Po. Le piogge totali di settembre sono state stimate in circa 1.635 milioni di metri cubi d'acqua sull'intera regione.
Fiumi Sotto Stress e Falde in Sofferenza Persistente
Il quadro dell'anno idrologico 2025-2026, che copre il periodo da ottobre a settembre, si è delineato con un apporto pluviometrico medio di 872 millimetri. Confrontando questo dato con la media storica del periodo 1991-2020, pari a 1.129 millimetri, emerge un deficit idrico complessivo del 23%. Gli apporti totali di acqua per l'intero anno idrologico sono stati stimati in circa 15.996 milioni di metri cubi. È interessante notare che le piogge cumulate registrate da ottobre a settembre nelle zone montane del Piave e dell'Alto vicentino si sono avvicinate ai livelli osservati nell'anno idrologico 2021-2022, un periodo anch'esso caratterizzato da condizioni particolari.
Verso la fine di settembre 2026, la situazione dei principali corsi d'acqua regionali ha mostrato portate sensibilmente inferiori alle rispettive medie storiche mensili. I cali più marcati hanno interessato il Bacchiglione, con una riduzione del 69%, seguito dall'Adige con un -57%, dal Po con un -43%, dal Livenza con un -42% e dal Brenta con un -28%. Sebbene si sia registrata una parziale ripresa delle portate nella parte centrale del mese, in seguito alle precipitazioni verificatesi tra il 10 e il12 settembre, al 30 settembre la maggior parte dei fiumi veneti rimane ben al di sotto dei valori medi attesi. L'unica eccezione degna di nota è il Gorzone a Stanghella, che ha evidenziato deflussi solo lievemente inferiori alla media storica, distinguendosi dal trend generale.
Parallelamente, le falde sotterranee continuano a versare in una condizione di sofferenza. Nell'ultimo mese, si è osservato un miglioramento della situazione generale in alcune aree, attribuibile a locali dinamiche di ricarica.