Doveva essere l'inizio di una nuova era. Rafael Benitez Maudes, per tutti Rafa, arrivava alle pendici del Vesuvio accolto come un messia. Tutto dovuto, curriculum e riconoscimenti dall'intero panorama calcistico internazionale parlano per lui, fresco vincitore di un Europa League vinta con un Chelsea preso in corso d'opera, dieci titoli in bacheca. Doveva essere appunto un addio ai "vorrei ma non posso" tipici della parentesi appena chiusa da Walter Mazzarri. "Un Napoli europeo competitivo in tutte le competizioni" questa la promessa dell'affiatata coppia De Laurentiis-Benitez, mai più scegliere un obiettivo sacrificandone altri.

Una squadra finalmente pronta per fare quel passo in avanti tanto agognato dai tifosi.

A poco più di sei mesi di distanza non proprio tutte le premesse sono state rispettate. Gli azzurri hanno disputato una Champions League di ottimo livello, battagliando colpo su colpo contro Arsenal e Borussia Dortmund e uscendo solo per differenza reti, sono in finale di Coppa Italia dopo aver battuto in una splendida doppia sfida la Roma di Rudi Garçia, ma il cammino in campionato resta la nota dolente. Impossibile, forse, chiedere di competere punto su punto con la Juventus dei record di Conte, che sta tenendo dei ritmi stratosferici. Doveroso invece pensare che le distanze non fossero così abissali,15 punti di distanza a febbraio e addirittura 6 (9 potenziali) dalla Roma, mettendo in grandissima discussione anche l'acceso diretto alla Champions, fondamentale anche nella progettualità della prossima stagione.

Lecito chiedersi i motivi, una rosa ancora non all'altezza? Forse, anche se con gli acquisti di gennaio è stata ulteriormente migliorata. Patito un doppio impegno giocato allo strenuo delle forze? Forse, anche se in tal caso non si riscontrerebbero le differenze, doverose, richieste rispetto alla precedente gestione tecnica.

Giusto però porre anche delle critiche al tecnico che non sembra essersi calato ancora a dovere in un contesto, quello della Serie A, che sebbene impoverito da una grandissima crisi economica e strutturale mantiene ancora le peculiarità che l'hanno sempre contraddistinto.Un campionato in cui la tattica la fa da padrone, dove i tecnici preparatissimi lavorano in maniera certosina non tanto per imporre il proprio gioco, caratteristica tipica degli altri campionati europei, ma per mettere in evidenza i difetti degli avversari, e sfruttarli a proprio vantaggio.

E' proprio questo quello che è sembrato mancare ad oggi al tecnico spagnolo, che si è sempre ripromesso di importare nel belpaese una mentalità diversa, ma dalla quale però, almeno in campionato,sembra quasi essere schiacciato.

Difficiltà ad adattarsi alle contingenze,a leggere la partita in corso, a cambiare spartito davanti alle partite a scacchi cui viene costantemente sottoposto,soprattutto dalle squadre di medio bassa classifica. I punti persi contro Sassuolo, Bologna, Chievo, Udinese, Parma, Atalanta e in ultimo il pareggio interno col Genoa pesano come macigni, a dispetto di una Juventus e una Roma che non perdono un colpo. Doveroso cambiare registro, questa è l'opinione di coloro che credono che delle critiche costruttive al vate madrileno non siano lesa maestà.

Dall'altro lato domani alle 19 arriva al San Paolo lo Swansea di Monk, all'andata finì 0-0 ma i gallesi mostrarono tutte le loro qualità,tipica squadra britannica,ritmo altissimo buoni interpreti e discreto palleggio; doveroso il passaggio del turno per non compromettere una stagione non solo dal punto di vista dei risultati,ma soprattutto da quello del morale. Essere ancora a marzo in lotta su tre fronti darebbe sicuramente una spinta in più. Tutto nelle mani di Benitez dunque, indiscusso Re di Coppe, ma a cui tutti in campionato chiedono di cambiare marcia.

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