Con la sconfitta contro il Palermo, il Milan scopre i propri limiti e si prepara ad una nuova stagione da bassa classifica. Questo è il parere generale dei tifosi dopo la delusione provata ieri. Le analisi tecnico tattiche cedono brevemente il passo alle critiche. Il mea culpa non esenta nessuna, a cominciare dal presidente Berlusconi. Non è con la sola vicinanza alla squadra che si ottengono i risultati. Berlusconi ha fatto visita a Milanello 10 volte su 10 partite di campionato, ma ciò non è bastato ovviamente a far tornare il Milan ai vertici del calcio italiano. Inoltre, ciò che può aver fatto ancora più male all'ambiente sono state le sue dichiarazioni dopo la gara di Cagliari.

Il presidente si era divertito a dare i voti alla sua squadra, 7 al Milan 8 ad Inzaghi. Sentendo questi voti ci siamo chiesti un po' tutti che partita avesse visto. La squadra di Zeman aveva infatti dominato e meritava sicuramente miglior sorte.

Tornando alla partita di ieri, terminata, lo ricordiamo 2 a 0 per i rosanero, il Milan è stato impresentabile. L'analisi che possiamo trarre dal match ci presenta una squadra senza idee e con individualità incapaci di sopperire la mancanza di schemi offensivi degni di nota. La difesa rossonera si era retta finora (stentando molto) soltanto grazie ad Alex, ma ieri il centrale brasiliano ha abdicato dopo soli 2 minuti di gioco per stiramento, lasciando i compagni in balia degli ospiti che si infilavano costantemente per vie centrali grazie agli ottimi inserimenti dei centrocampisti e alla maggior freschezza delle sue punte.

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Zapata pietoso, lui entra al posto di Alex e lui segna l'autorete che apre la strada al Palermo. Gliela apre nuovamente sul secondo gol quando cade goffamente sul dribbling di Dybala che trafigge con un bel destro Lopez. Come nella trasferta di Empoli, il Milan si trova intorno alla mezzora del primo tempo sotto di due reti, stavolta però la reazione non c'è stata. Nemmeno un tiro in porta nella restante ora di gioco, nemmeno un sussulto per il popolo rossonero. Inzaghi si dimostra assolutamente incapace di dare una sterzata alla gara, oltre che totalmente impreparato nel leggere la partita prima e dopo il calcio d'inizio. Se la delusione è tanta, le critiche non mancano. Ieri sono piovuti i primi fischi anche all'indirizzo di Menez, osannato ad inizio stagione, e diventato capro espiatorio alla decima giornata. Il francese porta troppo palla e finisce spesso per perderla o per rallentare l'azione. A nostro avviso però rimane l'unico a provarci fino alla fine ed i suoi errori sono solo lo specchio di un Milan senza idee, con giocatori sempre fermi e sempre inevitabilmente marcati.

Che dire poi di El Shaarawy. L'attaccante entra ad inizio ripresa e combina poco, gli manca quel guizzo, sempre fermato all'ultimo istante. La sua involuzione è sotto gli occhi di tutte, ma anche in questo caso diventa limitativo appioppargli colpe eccessive. Probabilmente, ancora una volta, sotto accusa ci sono tutti, ma indubbiamente, la società deve ammettere le maggiori colpe del caso. Il sogno del terzo posto, con il ritorno furente del Napoli, sembra un ricordo sbiadito, addirittura una presunzione. I tifosi si sono svegliati stamane con l'idea che anche quest'anno dovranno combattere per una piazza discreta che probabilmente sarà il settimo, ottavo posto. Forse, l'unico modo per risalire la china, è affidare finalmente la squadra ad un allenatore di consolidata esperienza, un vincente cha ha già nel suo curriculum raggiunto traguardi importanti, un uomo che manca a Milanello dai tempi di Ancelotti.