Per gli italiani è un brutto Mondiale, ma per il tifoso italiano medio un Mondiale non è mai bello quando gli azzurri non arrivano tra le prime quattro. Nel caso specifico di Russia 2018, non ci siamo nemmeno qualificati e, pertanto, la fase finale della Coppa del Mondo sarebbe stata brutta a priori. In realtà, a voler essere obiettivi, non è un brutto Mondiale. Equilibrio ed incertezza regnano un po' in tutti i gironi, non ci sono gare semplici o scontate e, per il momento, non ci sono assolutamente 'padroni'. Quattro anni fa in Brasile, ad esempio, la Germania mostrò subito di avere qualcosa in più anche se, a parte l'incredibile goleada inflitta ai padroni di casa brasiliani, sudò fino alla fine il titolo.

La stessa Germania, nella seconda partita del girone, è passata dalla polvere all'altare in meno di un tempo, dallo svantaggio con la Svezia già pronta a mostrare il terzo 'scalpo' illustre dopo quelli di Olanda ed Italia nelle qualificazioni, ad un'insperata vittoria in pieno recupero che la mette saldamente in corsa per entrare tra le 'magnifiche 16' degli ottavi di finale. Tutte le grandi favorite della vigilia sono ancora in lizza per passare il turno, Argentina compresa, nonostante il clima da 'ammutinamento collettivo' della squadra nei confronti del CT, Jorge Sampaoli, non deponga a favore di una svolta dall'attuale crisi. Se dobbiamo però scegliere, tra le tante, una squadra che ci ha fatto vedere un bel calcio, allora non si può che puntare sul Belgio.

La generazione d'oro del calcio belga

Per qualunque calciatore belga dell'ultimo ventennio, il termine di paragone è sempre stato quello della nazionale degli anni '80, capace di giungere seconda ai Campionati Europei del 1980 e quarta ai Mondiali del 1986. Un collettivo solido e disciplinato, ma dotato nel contempo di ottime individualità, bastino per tutti i nomi di Jean-Marie Pfaff, Jan Ceulemans, Vincenzo Scifo, Eric Gerets e Frank Vercauteren.

Il Belgio di questi Mondiali, giunto probabilmente all'apice della maturazione di un'invidiabile nidiata di giovani promesse, è tecnicamente superiore a quella formazione. Alderweireld, De Bruyne, Witsel, Mertens, Hazard e Lukaku, solo per citarne alcuni, con il CT Martinez che si permette di lasciare a casa Radja Nainggolan: probabilmente solo il Brasile, in questi Mondiali, ha una simile esposizione di talenti in ogni reparto.

Alla classe dei propri frombolieri, il Belgio unisce quella sapienza tattica che era propria della nazionale di trent'anni fa. Il risultato, per il momento, sono due gare assolutamente spettacolari caratterizzate da gol a grappoli contro avversari comunque modesti come Panama e Tunisia. Ma in un torneo dove lo stesso Brasile fatica per aver ragione del Costarica, l'Argentina rischia l'eliminazione e la Spagna coglie una vittoria risicata sull'Iran, sono comunque elementi significativi. Il Belgio vince e convince ed è dunque diventato il grande favorito in Russia? Andiamoci piano, la storia dei Mondiali è piena di nazionali partite fortissimo che, poi, non sono arrivate fino in fondo anche se questo non significa che la medesima sorte toccherà al Belgio di Martinez.

Aspettiamo dunque di vederlo nel proseguo del torneo contro avversari di maggior spessore, ad iniziare dalla prossima sfida contro l'Inghilterra. La qualificazione agli ottavi, comunque, è già in cassaforte.

Un Brasile 'intermittente'

Se il Belgio ha già virtualmente staccato il pass per gli ottavi, lo stesso non si può dire del Brasile. Il pareggio con la Svizzera ed il successo maturato nei minuti finali più recupero contro il Costarica non hanno certamente dato alla selecao di Tite quell'immagine da corazzata che si era costruita negli ultimi due anni. I verdeoro vivono di improvvise fiammate che sono la consueta gioia per gli occhi degli esteti del calcio, ma manifestano anche pause sconcertanti.

La squadra gode delle invenzioni di alcuni giocatori in gran spolvero, Marcelo e Coutinho su tutti, ha una difesa affidabile, ma denuncia anche qualche lacuna di troppo. Neymar è ancora alla ricerca della migliore condizione, Casemiro sembra ben lontano dall'arcigno centrocampista ammirato con il Real Madrid e l'assenza forzata di Dani Alves ha certamente tolto un tocco enorme di classe, esplosività sulla corsia esterna destra ed esperienza. Nel secondo tempo di Brasile-Costarica, Tite ha immediatamente trovato la quadratura del cerchio con Douglas Costa, reduce dalla straordinaria stagione con la Juventus, che non può certamente restare fuori da questa squadra, ma a causa di un problema muscolare non giocherà il match contro la Serbia decisivo per il passaggio del turno.

Considerato che l'ex giocatore del Bayern è stato la chiave di volta nell'ultima uscita della selecao, la sua defezione è un problema serio che, certamente, non può essere risolto con Willian apparso invece opaco ed avulso dalla manovra della squadra. Al Brasile basta il pari, l'avversaria è di livello medio ma non va sottovalutata. L'impressione, però, è che l'insperato gol di Coutinho che ha spianato la strada al successo contro i costaricani possa aver dissolto una sorta di blocco psicologico che si era instaurato dopo la rete incassata dalla Svizzera. Se il problema di questa squadra era solo mentale, lo dirà chiaramente l'ultima gara del girone. Se dimostrerà la maturità necessaria che si addice ad una pretendente al titolo mondiale, allora il Brasile di Tite è ancora la grande favorita della Coppa del Mondo.

Le infinite vite calcistiche della Germania

La storia del calcio lo dice chiaramente: mai dare per spacciata la Mannschaft. La Germania ha ben più di sette vite calcistiche, basti pensare a due finali di Coppa del Mondo vinte contro ogni pronostico, nel 1954 contro la 'Grande Ungheria' e vent'anni dopo contro la 'terribile' Olanda di Cruijff, alla nazionale acciaccata ed incerottata giunta in finale nel 1986 ed a quella ancora acerba che arrivò sempre all'ultimo atto nel 2002. La meritata sconfitta contro il Messico sembrava aver ridimensionato in qualche modo la truppa di Low che, ad onor del vero, sembra meno forte di quella che vinse il titolo quattro anni fa in Brasile. Eppure nella faticosa vittoria contro la Svezia ottenuta in pieno recupero, si è visto chiaramente quel trait d'union con tutte le nazionali tedesche della storia.

Lo spirito teutonico non muore mai e non è soltanto un luogo comune. Con le unghie e con i denti, la Germania ha ottenuto tre punti che potrebbero rappresentare la grande svolta del suo Mondiale. Nell'ultima giornata affronterà la Corea del Sud che, con tutto il rispetto, non sembra un ostacolo insormontabile. Contemporaneamente, il Messico già qualificato affronta la Svezia: Neuer e compagni devono vincere, segnando magari un paio di gol per mettersi al sicuro da eventuali imprese scandinave: se tanto gli svedesi quanto i tedeschi fanno bottino pieno, allora sarà decisiva la differenza reti. C'è dunque tempo per far girare un motore ingolfato? In realtà c'è l'impressione che quel motore non possa girare come quattro anni addietro: alcuni elementi chiave sono in calo (Thomas Muller su tutti) e non c'è un uomo-gol di ultima generazione, visto che quando è il momento di togliere le castagne dal fuoco, Low si affida sempre al maturo Mario Gomez.

Un vero fuoriclasse, il Cristiano Ronaldo della situazione per intenderci, questa squadra non l'ha mai avuto se si eccettua il portierone Manuel Neuer. Pertanto, in mancanza di un solista eccelso e con un'organizzazione di gioco che latita, cosa mantiene ancora la Germania nel lotto delle favorite per la Coppa del Mondo? Sicuramente la consapevolezza di essere, appunto, la Germania con quella capacità innata di tirare fuori il meglio dalle situazioni apparentemente disperate e dalle battaglie che sembrano perse in partenza. E poi con la vittoria sulla Svezia, 'boia' degli azzurri nelle qualificazioni, si sono attirati anche un po' di simpatie da parte dei tifosi italiani. Per una nazionale tedesca è già un evento storico.

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