Silvio Baldini, tornato alla guida dell'Under 21 dopo l'esperienza nella Nazionale maggiore, ha rilanciato un messaggio chiaro sul valore del lavoro giovanile e sui percorsi di crescita dal basso. Il 22 settembre 2026 a Roma, il tecnico ha presentato la sua visione in vista degli impegni per la qualificazione agli Europei di categoria, indicando nel Frosinone di Massimiliano Alvini un modello esemplare per il calcio italiano.
Il fulcro del suo intervento ha riguardato un confronto ideale tra diverse filosofie calcistiche. Baldini ha affermato con decisione: "Non ho niente contro il Como ma ho fatto il tifo per Alvini, perché il nostro calcio è rappresentato più dal Frosinone che dal Como".
Questa dichiarazione non va intesa come critica, ma come una scelta di campo precisa, volta a valorizzare un'identità sportiva che premia il lavoro, la crescita e la capacità di ottenere risultati tramite un percorso riconoscibile.
Il modello Frosinone e il percorso di Alvini
Baldini ha poi approfondito le ragioni per cui la traiettoria professionale di Massimiliano Alvini rappresenta un simbolo significativo. "Alvini – ha sottolineato il tecnico dell’Under 21 – è una storia bellissima, dagli amatori alla Serie A, il che dimostra un percorso di grande valore". Nel ragionamento di Baldini, non pesa solo il successo finale, ma soprattutto il modo in cui il Frosinone sta vincendo: attraverso il gioco e affrontando squadre di alto livello.
Questo approccio, fondato su idee chiare e responsabilità tecnica, incarna pienamente la visione del tecnico azzurro.
I giovani: una risorsa preziosa per i club
Il discorso di Baldini si è poi esteso alla funzione cruciale dell’Under 21. Il selezionatore ha ribadito l'importanza della squadra giovanile come vetrina essenziale per i talenti emergenti e opportunità di osservazione per le società. "Penso che l'Under 21 sia stata una bella vetrina per questi ragazzi, le società hanno potuto capire che i giovani sono una risorsa, non un problema", ha dichiarato. Questa prospettiva rovescia la percezione comune sui calciatori in formazione: non più elementi da gestire con cautela, ma vere e proprie energie da accompagnare e valorizzare, capaci di portare entusiasmo e nuove prospettive. Il tecnico ha concluso il suo pensiero sottolineando che "seguire i giovani significa avere a disposizione persone che portano entusiasmo, sogni e che hanno un futuro migliore".