Il 23 settembre 2026, a Roma, ricevendo un premio alla carriera dall’Associazione della Stampa estera, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha criticato duramente il rapporto tra politica e calcio italiano. Ha accusato i ministri Giorgetti e Abodi di aver creato difficoltà al movimento calcistico e ha difeso Giovanni Malagò nel dibattito sulla FIGC.
De Laurentiis ha focalizzato l'intervento sulla pervasiva presenza politica nello sport. Ha attribuito a Giorgetti e Abodi la diretta responsabilità dei problemi del calcio italiano, estendendo la critica al tennis.
Riguardo a Malagò, il presidente del Napoli ha sostenuto che il dirigente ha riportato la FIGC su un percorso corretto, interpretando le tensioni attuali come un tentativo di estrometterlo. La sua dichiarazione è stata netta: «hanno sempre creato problemi al calcio italiano».
La difesa di Malagò e il ruolo della FIGC
Nello scenario del calcio italiano, De Laurentiis ha identificato Giovanni Malagò come figura centrale per la federazione. Lo ha descritto come dirigente sportivo capace di agire sulla FIGC, definendo la situazione attorno a lui una vera odissea. Il presidente ha collegato questa vicenda alla tendenza a politicizzare il calcio e altri eventi sportivi, ribadendo che la politica, se interviene nella gestione, deve prima assicurare il supporto economico.
Il riferimento a Malagò si inserisce nel confronto tra istituzioni sportive, federazione e rappresentanti politici.
Critiche all'organizzazione e ai calendari calcistici
Ampliando l'analisi, De Laurentiis ha affrontato l'organizzazione del calcio. Ha sottolineato la necessità di rivedere i regolamenti e ha discusso il ruolo di UEFA e FIFA, evidenziando il peso crescente degli impegni internazionali. Ha affermato che la sopravvivenza delle organizzazioni calcistiche sovranazionali non deve prevalere sull'importanza dei campionati nazionali, fulcro del tifo. In questo contesto, ha posto l'attenzione sui calendari troppo fitti, citando stagioni con quasi 80 partite e sollevando il problema del carico agonistico, muscolare e psicologico eccessivo per i calciatori.