Fabio Capello, voce autorevole del calcio italiano, è stato protagonista il 2 ottobre 2026 al Festival dello Sport di Trento. Durante un incontro con Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta dello Sport e direttore scientifico dell'evento, l'ex giocatore e allenatore ha focalizzato l'attenzione sulla Nazionale italiana e sul sistema calcistico nazionale. Le sue critiche principali hanno riguardato la fase difensiva e l'atteggiamento nella riconquista del pallone. Capello ha affermato: «Non sappiamo più difendere. Si cura poco la fase difensiva.
Non ho ancora visto in questa Nazionale la rabbia di recuperare palla». Ha poi ribadito il suo forte legame emotivo con la maglia azzurra: «Amo la Nazionale in maniera pazzesca; anche a casa mi alzo in piedi per l'inno ma non rimpiango di non averla allenata».
Nel corso dell'incontro, Capello ha ripercorso la sua illustre carriera, che ha fornito il contesto per le sue riflessioni. Ha ricordato i successi da giocatore, con quattro scudetti e l'esperienza in Nazionale, e quelli da allenatore, tra cui cinque scudetti e una Coppa dei Campioni con Milan e Roma, oltre alle tappe a Madrid e come commissario tecnico di Inghilterra, Russia e Cina. Questa vasta esperienza ha rafforzato il suo giudizio critico sul calcio italiano, ritenuto insufficientemente attento alla solidità difensiva e alla necessaria aggressività nel recupero del possesso.
Giovani e stranieri: il dibattito di Capello
Capello ha poi collegato le problematiche della Nazionale alla gestione dei giovani calciatori. Ha evidenziato la scarsa audacia degli allenatori nel farli giocare, insistendo sulla necessità di «provare» i ragazzi per valutarne le qualità. Secondo l'ex tecnico, è fondamentale dare ai giovani l'opportunità di dimostrare il proprio valore, un'occasione che spesso viene concessa in misura maggiore ai calciatori stranieri, penalizzando lo sviluppo dei talenti nazionali.
Possesso palla e iniziativa individuale: le critiche
Il discorso sui giovani si è intrecciato con una critica al modello di gioco predominante. Capello ha espresso riserve su un'impostazione tattica eccessivamente incentrata sul possesso palla, individuando in essa un limite che scoraggia i giocatori dall'«osare» e dal tentare verticalizzazioni. A suo avviso, la crescita del calcio italiano richiede di incentivare e lasciare spazio all'iniziativa individuale, superando una visione del gioco ridotta alla mera gestione del pallone.