Giovanni Malagò, recentemente nominato commissario della FIGC, ha delineato una visione chiara e decisa per il futuro del calcio italiano. Intervenendo allo Sport e Culture Festival di Mondovì, a pochi giorni dalla sua investitura, ha lanciato un appello per un cambiamento di rotta, sottolineando l'urgenza di non rimanere immobili. Il suo messaggio, diffuso il 10 ottobre 2026, è stato perentorio: il calcio italiano deve fare un passo avanti, con determinazione e coraggio.

La linea del commissario e la spinta al cambiamento

Malagò ha descritto il periodo attuale come "mesi incredibili e faticosi", ritrovandosi inaspettatamente nel ruolo di commissario.

Il punto centrale del suo intervento ha posto l'accento sul lavoro incessante avviato dalla federazione: "Non abbiamo mai smesso di lavorare, dobbiamo fare qualcosa di diverso e coraggioso, l'unica cosa che non possiamo permetterci è stare fermi".

In vista delle elezioni federali, convocate per il 14 dicembre, Malagò ha annunciato l'intenzione di tesserarsi "per un club impegnato nel sociale", pur glissando sulla vicenda con un commento ironico. Non è mancata una battuta sul ministro per lo sport Andrea Abodi: alla domanda se comprerebbe un'auto da lui, Malagò ha risposto con sagacia: "Auto? Non mi risulta che se ne occupi". Ha poi ricondotto il discorso alle scelte tecniche, ricordando come in passato "sul ct, molti dicevano che era sbagliato".

Nazionali e progetto tecnico: i primi frutti

Il commissario ha difeso con fermezza il percorso intrapreso dalle selezioni azzurre, evidenziando i progressi e i primi risultati. Ha citato l'Under 21, qualificata alla fase finale degli Europei, esprimendo l'ambizione di un ritorno alle Olimpiadi e indicandola come base fondamentale per gli Europei del 2032 in casa. Per la Nazionale maggiore, ha sottolineato l'impegno di novembre per la qualificazione ai quarti di Nations League in un "girone di ferro", elogiando l'entusiasmo, i numerosi esordienti e i giovani talenti emergenti. Ha riconosciuto il lavoro del CT Mancini e ha menzionato la Nazionale femminile, ancora in corsa per la partecipazione al Mondiale.

La sua valutazione è stata cauta ma decisamente positiva: "Siamo stati capaci? Non lo so, ma i risultati stanno arrivando".

Malagò ha ribadito il suo sostegno incondizionato allo staff tecnico e ai giocatori, affermando di aver detto a Mancini: "Prima della gara non vi starò mai tra i piedi, sarebbe un'invasione di campo, però io ci sono sempre, per tutti, nella gioia e nel dolore".

Recuperare l'orgoglio: motivazioni e obiettivi futuri

Malagò ha rivelato che la sua candidatura è stata una reazione profonda al "dolore di vedere il calcio italiano in difficoltà", spinto dal desiderio impellente di "recuperare l'orgoglio, anche nel calcio". Tra gli obiettivi futuri, ha evocato i ricordi gloriosi dei Mondiali del 1982 e del 2006, indicando come traguardi concreti la qualificazione agli Europei del 2028, al prossimo Mondiale e il percorso strategico verso gli Europei del 2032, che l'Italia ospiterà. Un programma ambizioso per riportare il calcio azzurro ai vertici internazionali.