Wesley Sneijder, ex trequartista olandese e figura iconica del Triplete nerazzurro con l'Inter, si è raccontato in una nuova intervista esclusiva realizzata a Milano per Betsson.sport. L'incontro, avvenuto il primo ottobre 2026, ha visto Sneijder ripercorrere, davanti al giornalista Davide Bernardi, i momenti più significativi della sua straordinaria carriera. Dalle sfide del trasferimento dal Real Madrid all’Inter, fino agli indimenticabili ricordi della finale di Champions League a Madrid, l'ex campione ha offerto uno spaccato della sua vita calcistica, toccando anche il suo rimpianto professionale legato a Carlo Ancelotti.

Il cambio di maglia dalla Spagna all'Italia è stato per Sneijder una vera e propria sliding door, una svolta cruciale sia sul piano personale che sportivo. L'olandese ha ammesso che in Spagna erano accadute "cose non belle" nella sua vita privata, ma ha enfaticamente indicato quel trasferimento come un passaggio determinante: "Dopo due anni di Real Madrid sono andato all'Inter e ho vinto tutto qua, le cose accadono perché devono succedere". Nel suo racconto, la figura carismatica di José Mourinho emerge come presenza centrale e di importanza fondamentale per la coesione del gruppo e per il trionfale percorso nerazzurro.

L'impronta indelebile di Mourinho e la leggendaria notte di Madrid

Rievocando la storica finale di Champions League disputata a Madrid, Sneijder ha insistito sulla mentalità vincente e audace trasmessa dall'allenatore portoghese.

Il ricordo si lega all'orgoglio con cui Mourinho sottolineò che l'Inter non aveva "messo il pullman sulla porta", una frase divenuta simbolo per ribadire il coraggio e la proattività di quella squadra. Il racconto restituisce l'immagine vivida di un gruppo consapevole della propria forza, capace di affrontare il momento più alto del calcio europeo senza mai rinunciare alla propria identità di gioco e alla propria audacia tattica.

Un capitolo particolarmente interessante dell'intervista è dedicato ai calci di punizione, una specialità che ha contraddistinto la tecnica sopraffina dell'olandese. Sneijder ha attribuito un ruolo decisivo e formativo a Ronald Koeman, che ai tempi dell'Ajax lo tratteneva ogni giorno in campo dopo l'allenamento per perfezionare incessantemente tiri e punizioni.

Tra i compagni di squadra, il nome indicato senza esitazioni è quello di Guti, definito il più forte con cui abbia mai giocato, pur con un avvio complesso: per i primi tre mesi, ha ricordato, lo spagnolo non gli rivolgeva la parola. Come avversario più ostico e sorprendente, invece, Sneijder ha scelto il giapponese Shinji Ono, affrontato quando militava nel Feyenoord e descritto come un talento ambidestro formidabile e difficile da marcare.

Il desiderio professionale irrealizzato: Carlo Ancelotti

Nel passaggio dedicato ai grandi allenatori, Wesley Sneijder ha espresso un desiderio professionale rimasto purtroppo irrealizzato: essere allenato da Carlo Ancelotti.