Un'indagine congiunta tra il Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) della Guardia di finanza di Catanzaro, la Dea americana e la Guardia Civil spagnola ha portato all'arresto per custodia cautelare di 38 persone (34 in Italia e 4 in Spagna) affiliate a clan della 'ndrangheta, che detenevano il traffico di cocaina tra Italia e Sudamerica. Gli arresti sono solo il culmine dell'operazione Santa Fe, a sua volta derivata da un'indagine più estesa della Dea, chiamata Angry Pirate, e in particolare dall'inchiesta Buongustaio. Un'indagine, coordinata da Federico Cafiero de Raho, procuratore di Reggio Calabria, e dall'aggiunto Nicola Gratteri, che ha scoperto importanti legami tra le 'ndrine calabresi e i narcotrafficanti colombiani, permettendo il sequestro di quote societarie, beni mobili e immobili di lusso, e di 4 tonnellate di droga, che se immesse nel mercato avrebbero ricavato ai clan i mld di euro.

Il traffico di cocaina partiva da una base in Calabria -  I contatti si ramificavano a livello internazionale, al punto che le indagini si erano estese in Argentina, Spagna, Colombia, Repubblica Dominicana, Brasile e Montenegro.

Un traffico gestito principalmente dai clan della Locride, i Coluccio/Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, e i clan della 'ndrangheta tirrenica, gli Alvaro e i Pesce di Rosarno, probabilmente la 'ndrina più numerosa che si conosca. I clan godevano della fiducia totale dei narcotrafficanti sudamericani, in quanto avevano fama di pagare la droga anche se questa non arrivava a destinazione.

Con barche a vela e smartphone - Il traffico della cocaina era organizzato nei minimi dettagli, grazie anche all'interessamento diretto dei boss Giuseppe Alvaro, di suo fratello Vincenzo e di Antonio Femia, boss indiscusso della Locride, che organizzavano viaggi all'estero per accordarsi con i fornitori, gestivano i canali di spostamento della coca (comunicando grazie alle chat degli smartphone, per non essere intercettati) e curavano il funzionamento dei vari ingranaggi del meccanismo criminale.

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In particolare Giuseppe e Vincenzo Alvaro, grazie ai loro contatti nei vari porti in Toscana, Liguria e Gioia Tauro, potevano gestire il recupero della cocaina appena giunta sulle coste dopo un viaggio avvenuto all'interno di container o di barche a vela.

L'imprendibile esponente dei Farc - Il traffico della droga in Sudamerica ruotava anche intorno a un esponente di spicco dell'organizzazione paramilitare dei Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), ancora ricercato dalle forze speciali colombiane e americane (che in questi casi chiedono anche l'aiuto dei Navy Seals), la cui cattura è resa difficile dall'imponente apparato di sicurezza dei narcotrafficanti nascosti nella foresta, e dalla difficoltà del territorio.