Incredulità, sgomento, indignazione, sono i sentimenti di disapprovazione dipinti sui volti e nei cuori di tutti i telespettatori che hanno assistito passivamente alla trasmissione di Porta a Porta che ha accolto il figlio del boss Totò Riina nel suo salotto. Salvo Riina 39enne, terzogenito del capo dei capi è stato accolto nel salotto degli italiani in occasione dell'uscita del libro "Riina-Family Life", scritto da Tricarico, suscitando polemiche che hanno vergognosamente macchiato la dignità delle vittime della mafia.

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Un'intervista per "conoscere la mafia"

Il giornalista e conduttore della trasmissione di Porta a Porta, Bruno Vespa, ha dichiarato che la motivazione principale che lo ha convinto a mettere in atto questa intervista è quella di conoscere la mafia, perché soltanto mediante la sua conoscenza la si può combattere e sconfiggere. Tuttavia ricordiamo che non pochi mesi fa nello stesso salotto, erano stati invitati Vera e Vittorino Casamonica, rispettivamente la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica, di cui ricordiamo il funerale show che si era svolto lo scorso 20 agosto a Roma.

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Difficile dimenticare le polemiche emerse in occasione di quella puntata che hanno determinato un elevato share ma convocato un vertice della Commissione antimafia seguito da una puntata aperta con l'intervista all'assessore alla legalità Alfonso Sabella.

Io sono figlio di Totò non del Capo dei Capi

Durante l'intervista, Salvo Riina descrive il padre riferendosi ad un uomo che andava a lavorare ogni giorno e tornava a casa dedicando tempo amorevole alla sua famiglia.

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Cronaca Nera

Il nome di copertura utilizzato dal boss Totò Riina era Giuseppe Bellomo che di professione faceva il geometra. Nulla faceva pensare a quello che si nascondeva dietro a questa maschera, sebbene non conducessero una vita normale, infatti si trasferivano spesso e questo non consentiva di fare amicizia o di andare a scuola come tutti gli altri bambini. Ma nulla, neanche questo consentì a Salvo Riina ed ai suoi fratelli di comprendere cosa si nascondesse dietro.

L'intervista prosegue con due affermazioni che gelano il sangue, una in cui Salvo Riina afferma che per suo padre è, e rimarrà Totò e non il Capo dei Capi, poichè i valori trasmessi dalla sua famiglia sono importanti, l'altra affermazione riguarda invece la reazione dei mass media dinanzi all'arresto del Boss di Corleone nel 1993 che in quella occasione avevano dichiarato la vittoria dello stato sulla mafia. Riina jr non si mostra convinto e manifesta la sua disapprovazione affermando che in quel giorno: "lo Stato mi ha tolto mio padre".

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