Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare di stalking e di violenze di genere, fino al femminicidio, questioni sovente affrontate da politici, media ed una vasta pletora di associazioni. Sentiamo parlare poco invece del fenomeno inverso: ovvero quando il violento indossa la gonnella. Donne che talvolta compiono violenze fisiche - seppure generalmente meno pericolose rispetto alle violenze commesse dagli uomini - oppure praticano violenze psicologiche, utilizzando strumenti quale il ricatto, l'umiliazione e sopratutto la leva economica, talvolta portando alla rovina il malcapitato. Di questo esercito per lo più invisibile sentiamo parlare poco, eppure è più consistente di quanto sembrerebbe, visto lo scarso risalto mediatico che ha.

Un articolo di Barbara Benedettelli su "Il Giornale" ha riportato un po' di dati sul fenomeno.

Quando la vittima è il maschio

Le indagini e gli approfondimenti su questa realtà sono pochi, e per trovare statistiche in merito è necessario ripescare un interessante studio condotto dall'Università di Siena nel 2012, che all'epoca passò praticamente inosservato. La ricerca, condotta con la stessa metodologia utilizzata dall'Istat nei rapporti sulla violenza sulle donne, prese in esame uomini di età compresa tra i 18 ed i 70 anni, scoprendo che nel 2011 sarebbero stati più di 5 milioni gli uomini vittime di violenze da parte di donne, concretizzata nelle seguenti azioni: minacce di praticare violenza (63,1%); graffi e morsi (60,5%); cazzotti e pedate (58,1%). Azioni che nell'8,4% dei casi sono di una gravità tale da mettere a repentaglio la vita di chi le subisce, una percentuale notevolmente inferiore a quella registrata nelle violenze degli uomini sulle donne.

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Violenze psicologiche e pretese economiche

Il 75% degli intervistati rivela di essere stato bersagliato da insulti e denigrazioni, mentre il 50% lamenta di essere stato vittima di violenze psicologiche riguardanti aspetti economici, come vedersi rimproverare di avere un lavoro malpagato, sentirsi rinfacciare la vita modesta consentita al partner e paragoni umilianti con altri uomini che guadagnano di più. Il 68,4% degli intervistati afferma di essere stato minacciato di vedersi portare via la casa ed i propri beni fino alla rovina, mentre il 58,2% racconta di essere stato minacciato di portargli via la prole e di vedersi ostacolare nei rapporti con i figli. La minaccia di non lasciargli più avere contatti con i figli riguarda invece il 43,8% del campione. Il 29,3% avrebbe ricevuto critiche anche per difetti fisici.

La ricerca del progetto europeo Daphne III

Nel 2015 in 5 paesi europei tra cui il nostro si è svolta una ricerca sulle violenze nei rapporti di coppia, nell'ambito del progetto europeo Daphne III, che ha preso in esame un campione di giovani di età compresa tra i 14 ed i 17 anni.

Le ragazze che sono state vittima di qualche forma di violenze sessuali di grave entità sono il 17%, percentuale che cresce fino al 41% se consideriamo anche atti di minore entità. Tra i ragazzi le percentuali scendono al 9% e 25%.

Seppure di gravità inferiore a quelle commesse dagli uomini, la violenza femminile è una realtà, pertanto "bisognerebbe ripensare il problema della violenza di genere da un nuovo punto di vista", conclude la Benedettelli, che sottolinea come le violenze commesse dalle donne sugli uomini siano una realtà, seppure di entità più lieve. Invece ad oggi la maggioranza dei centri antiviolenza sono orientati verso le donne, e talvolta non sarebbero nemmeno in grado di trattare una richiesta di aiuto proveniente da un uomo. Gli uomini inoltre sono meno propensi a denunciare o chiedere aiuto, in quanto si vergognano, come se denunciando una donna dimostrassero debolezza, rispetto allo stereotipo di "maschio forte e virile" . E quando lo fanno, corrono il rischio di non essere creduti, in quanto c'è la tendenza a pensare che un uomo sia in grado di difendersi da una donna.